Sniper Elite V2: niente headshot, Mr. Fairburne

Sniper Elite V2: niente headshot, Mr. Fairburne

Il simulatore ‘da cecchini’ di Rebellion si rivela uno shooter godibile e originale, ma con grosse pecche che non lo rendono un’esperienza davvero eccezionale.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
 

Un setting convincente

Al termine della Seconda guerra mondiale, Berlino – da fulgida capitale del Terzo Reich – si era trasformata in un campo di battaglia, primo teatro di quella che poi sarebbe divenuta la Guerra fredda. Nelle ultime settimane del delirio hitleriano, infatti, i sovietici e gli statunitensi – oltre a fronteggiare i ruderi delle forze armate del Reich – avevano cominciato una sfida tra di loro. Sia Mosca, sia Washington, infatti, desideravano passare alla storia come i conquistatori di Berlino.

Ma non solo: tanto all’Urss, quanto agli Usa, facevano gola le ricchezze e le risorse umane gelosamente custodite nella devastata capitale tedesca. Ed è proprio questa la situazione che fa da prologo a Sniper Elite V2 (similmente, in vero, a quanto visto nel primo capitolo della saga): Karl Fairburne è un cecchino – un agente segreto dell’OSS (Office of Strategic Service) americano, incaricato di infiltrarsi a Berlino – all’insaputa di nazisti e sovietici – per mettere le mani sui progettisti tedeschi al lavoro sulla tecnologia missilistica, cuore del progetto V2. Washington, insomma, si vuole ‘portare in vantaggio’ su Mosca, per quanto riguarda la guerra del futuro.

Il ruolo del cecchino è uno dei più fascinosi, tra quelli offerti dalla crudezza del campo di battaglia. Essere una sorta di ‘angelo della morte’, capace di colpire dalla distanza, invisibile e intoccabile, rappresenta sempre qualcosa di decisamente diverso rispetto al ‘lavoro sporco’ di chi deve disimpegnarsi in prima linea. Il tiratore scelto deve possedere tutta una serie di qualità che trascendono quelle tipiche della brutalità dello scontro: freddezza, precisione, straregia, classe, imprevedibilità. Soprattutto negli shooter di questa generazione – a riprova dell’importanza del ruolo dei tiratori – si sono cercate numerose soluzioni, per implementare credibilmente anche i cecchini nel ‘fragore’ del multiplayer.

E allora, come logico, quando arriva sul mercato un gioco del tutto incentrato sulla figura di questi solitari dispensatori di morte, le ‘antenne’ di molti utenti si ‘drizzano’. E fanno altrettanto – in questo caso – anche gli appassionati di Seconda guerra mondiale, visto che – dopo anni in cui si è combattuto in ogni scenario di questo conflitto – gli ultimi mesi sono stati avari di giochi ambientati tra il 1940 e il 1945. Aggiungiamoci anche il fatto del setting urbano: tutto il fascino di attraversare la grande Berlino decaduta.

Insomma: SE ha decisamente tutte le carte in regola per attirare l’attenzione, per ritagliarsi una fetta importante di mercato.

 
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