Risen 2 e il ritorno al gioco di ruolo classico

Risen 2 e il ritorno al gioco di ruolo classico

Abbiamo completato il nuovo gioco di Piranha Bytes e vi proponiamo la nostra idea sulle meccaniche di gioco e la profondità di questo secondo capitolo della serie Risen. Gli screenshot sparsi nell'articolo provengono dal produttore, quelli inseriti nella gallery che trovate nella prima pagina sono invece realizzati da noi al massimo livello di dettaglio (Ultra) per la grafica.

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
 

Cono

Come ci avevano detto gli stessi ragazzi di Piranha Bytes in una delle precedenti interviste, Risen 2 va visto come un cono con il vertice rivolto verso il basso. A differenza del primo Risen, gli sviluppatori tedeschi vogliono infatti realizzare un inizio maggiormente guidato e meno dispersivo, in cui il giocatore conosce perfettamente il proprio obiettivo e in cui l'esplorazione è relativamente limitata. Una volta risolto il problema dell'ingresso nella gilda piratesca, il cono comincerà ad ampliarsi e il giocatore potrà scegliere diverse destinazioni da raggiungere e ottenere strumenti più validi nella lotta contro Mara.

In base alla nostra esperienza con Risen 2, però, possiamo dire che tutto ciò non si traduce in una semplificazione delle meccaniche di gioco, anzi la prima isola, Tacarigua, presenta il livello di sfida più alto di tutto il videogioco. Mi sembra che il paragone più calzante, da questo punto di vista, sia quello con The Witcher 2: anche in questo caso, infatti, l'inizio del gioco corrisponde alla parte più difficile, mentre, una volta acquisita esperienza e abilità, le cose si fanno più abbordabili.

Nella parte iniziale di Risen 2, infatti, si fa esperienza dei limiti che ci sono tradizionalmente nei giochi di ruolo hardcore. Il nostro personaggio non ha esperienza, o gloria come si chiama nel mondo di Risen, non ha abilità e attributi, ha poche o nulle capacità offensive ed è completamente nudo, il che gli impedisce di trarre vantaggi dall'equipaggiamento. Spostarsi in queste condizioni nella comunque insidiosa isola non è semplice, e questo impone al giocatore di essere accorto, di ponderare con esattezza gli spostamenti da fare onde evitare di trovarsi in una zona con nemici con molta più esperienza rispetto a lui, di pianificare strategie per ogni attacco e di risolvere le missioni sfruttando dei "trucchi sporchi".

Vedremo nel corso dell'articolo che la componente di "trucchi sporchi" e le meccaniche da rpg rigido saranno presenti in tutto Risen 2, e che anzi ne costituiscono l'anima di fondo del gioco. Valutare le zone raggiungibili e distinguerle da quelle irraggiungibili, così come potenziare il personaggio con pozioni ed equipaggiamento, prendere le decisioni corrette, indagare su fatti attraverso indagini, preparare puntigliosamente ogni combattimento, dedicare molto tempo all'esplorazione, sono, di fatto, gli elementi del gameplay su cui Piraha Bytes ripone maggiori attenzioni, il che le ha consentito di creare, ancora una volta, un rpg di enorme spessore.

Ma se nelle battute avanzate del gioco, si dispone di risorse preziose e di caratteristiche del personaggio che lo rendono in grado di contrastare gran parte dei nemici presenti sulle varie isole, su Tacarigua non è assolutamente così. Bisogna procedere di espedienti e di "trucchi sporchi", il che immedesima il giocatore ancor più nel tipo di scenario che Piranha Bytes intende ricostruire. Per lasciare Tacarigua, dunque, diventa indispensabile specializzarsi nello scasso, nell'intimidazione e nel furto, oltre che nel saccheggio di tombe. Non c'è altra via, la strada eroica al momento è preclusa, bisogna agire con mezzi non convenzionali.

Il giocatore può scegliere l'abilità in cui specializzarsi: per esempio se procede nella scala di esperienza dello scasso gli si aprono certe possibilità che non corrispondono a quelle possibili con un altro tipo di specializzazione. Per ottenere il denaro necessario per migliorare l'esperienza del mio personaggio ho, ad esempio, deciso di procedere al furto in una casa di un ricco albergatore di Tacarigua. C'erano due guardie a protezione dell'abitazione: è bastato aspettare che una delle due andasse a letto nottetempo e distogliere la seconda mandando da lui una prostituta che, ho scoperto, gli piaceva particolarmente. Dentro l'abitazione ho sgraffignato ogni tipo di ogetto di valore, come ciotole, calici, candelabri e, una volta venduti, ho avuto l'opportunità di migliorare le abilità che mi servivano per risolvere le missioni e procedere nel gioco. Non è bastato chiaramente per convincere Barba d'Argento che ero un buon pirata, per cui l'eloquenza per raggirare i personaggi non giocanti e il saccheggio delle tombe sono state le altre azioni turpi che il gioco mi ha spinto a compiere.

 
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