Grand Slam Tennis 2: un gioco buono … a metà

Grand Slam Tennis 2: un gioco buono … a metà

EA si propone di creare la simulazione di riferimento per il mondo del tennis. I buoni propositi, però, si realizzano solo parzialmente: troppe imprecisioni nel titolo EA Canada.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
 

Il circuito - modalità di gioco e online

Oltre al match singolo e al torneo ‘one shot’, GST2 offre la carriera e i Grand Slam ESPN Classic (cioè ‘scenari’ che ci consentiranno di rigiocare incontri entrati nella storia della disciplina).

Per quanto riguarda la carriera, essa ci richiederà di creare un atleta da accompagnare per 10 anni di attività. L’obiettivo finale, manco a dirlo, sarà l’arrivo alla posizione numero 1 del ranking mondiale. Per farlo, avremo la possibilità di sottoporci a sessioni di allenamento che miglioreranno le nostre statistiche (si tratta di fasi piuttosto piatte e anonime, quasi da tutorial, piuttosto che mini-giochi divertenti e ispirati), a incontri amichevoli (anch’essi utili per rafforzare il nostro atleta) e a tornei (in grado di migliorare la nostra posizione nel ranking mondiale). Ogni partita e ogni annata, poi, sarà contraddistinta da un numero variabile di ‘sotto obiettivi’ (che spazieranno da un certo numero di determinati colpi da effettuare in un match, fino alla necessità di battere un determinato atleta su un campo particolare, passando per l’accumulo di ripetizioni di una certa mossa). Attraverso essi, accesso a punti addizionali per migliorare le nostre creazioni e più accessori acquisibili nello store in-game. La carriera è il cuore di GST2, ma non cattura. Come detto, le cose da fare fuori dal campo, sono poche e poco ispirate.

In più ci sono notevoli problemi anche sul terreno di gioco. Le partite sono, infatti, facilissime. La Cpu non è mai all’altezza, risultando lentissima nella lettura del nostro gioco, per cui sarà sufficiente ‘farla ballare’ un po’ da una parte all’altra del campo, per aprirci la strada al vincente. Vincere all’esordio l’Australian Open – con un’atleta che, al primo anno, avrà raggiunto un livello di potenza pari alla metà di quello dei tennisti ‘pro’ – non è una buona cosa. Drammatico se lo si fa senza perdere un set o addirittura un game. All’interno della modalità carriera, non c’è modo di regolare la difficoltà. E se si cambia uno dei tre livelli di consapevolezza della cpu, attraverso il menù generale del gioco, non si notano differenze apprezzabili. Anzi, anche settando la difficoltà massima e iniziano la carriera DOPO questa scelta, si avrà comunque vita facile.

EA aveva parlato di una cpu all’avanguardia, in grado di leggere il gioco dell’utente, reagendo dinamicamente di conseguenza. Alla prova dei fatti, però, questa sembra davvero un’esagerazione: la cpu – a livello massimo – diventa un muro, in grado di rispondere a ogni nostro colpo, ma difficilmente sarà intraprendente. Ci prenderà, insomma, per sfinimento, puntando a mandarci fuori dal campo e a ‘farci correre’.

I match classici – a conti fatti – risultano la sezione migliore del gioco. Essi sono scenari realmente accaduti, in cui ci verrà chiesto di riscrivere o mantenere inalterata la storia. Sono in numero cospicuo e si sbloccheranno man mano che si completerà il gioco. Ogni scenario è ben descritto, nelle proprie circostanze storiche. Sono piccole chicche per l’appassionato (per quanto – essendo comunque limitato il numero dei tennisti nel roster – i match storici che mancano all’appello sono tantissimi!) e, soprattutto, sono le partite più divertenti da giocare, in cui la cpu si comporta con più consapevolezza e realismo.

Per quando riguarda l’online, purtroppo i server sono lungi dall’essere affollati. E molti giocatori non sono decisamente all’altezza, non capendo che un match uomo vs donna non ha alcun senso, o che abusare della discesa a rete è un mezzo trucco. Quando però si trovano i veri appassionati – che magari hanno anche scaricato alcuni tennisti ‘veri’ creati dalla community – il divertimento è assicurato. I match sono adrenalinici e intensi, e consentono di essere giocati (anzi richiedono!) secondo la tattica che più si confà all’atleta che impersoniamo. Le sensazioni ‘da tennis’ ci sono tutte: rabbia, grinta, frustrazione, determinazione… e persino il ‘braccino’. Quando ‘entra’ un ace in un momento delicato, la soddisfazione è enorme. Quando il recupero drammatico, andrà a buon fine, ci sarà davvero tanta esaltazione. Da questo punto di vista, missione riuscita.

 
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