Journey: il cerchio della vita, tra sperimentazioni e arte

Journey: il cerchio della vita, tra sperimentazioni e arte

L’abbiamo atteso per lungo tempo e finalmente la nuova creazione di Thatgamecompany è approdata sul PlayStation Network. Preparatevi ad un viaggio breve ma di un’intensità rara, che tratterà una tematica profonda come quella del cerchio della vita, attraverso un approccio fortemente emozionale.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
PlaystationSony
 

Il percorso “ascensionale” di Thatgamecompany

Avevo già avuto modo di provare Journey la scorsa estate, in occasione della beta privata che venne proposta da Thatgamecompany per offrire un primo assaggio di quello che sarebbe poi stato il titolo nella sua veste completa e definitiva. Già al primo approccio la sensazione fu di grande trasporto per un titolo che si preannunciava molto particolare, a tratti criptico per la contestualizzazione praticamente assente, ma che al contempo lasciava davvero ben sperare in funzione dell’atmosfera e della sua unicità.

Come ho già ricordato in quella sede, Thatgamecompany è una compagnia molto piccola, che ha scelto fin dai suoi esordi di puntare su progetti di dimensioni ridotte. flOw e Flower hanno costituito una specie di trampolino di lancio, di sperimentazione preliminare, pressoché fine a sé stessa ma vincente soprattutto per quanto riguardava l’aspetto emotivo e sensoriale. Il team, capitanato da Jenova Chen, stava gettando le basi per raggiungere il livello successivo, ovvero la creazione di una nuova esperienza che potesse fare tesoro di tutto il percorso precedente, affiaccandovi tuttavia un nuovo tassello, rappresentato da un ‘continuum’ narrativo e un significato di fondo che potesse essere filtrato dal giocatore durante la fruizione.

Un “viaggio” per l’appunto, in un universo di gioco particolarmente straniante. Ai tempi della beta privata i contenuti veri di questo titolo si erano palesati in minima parte, donando solamente uno dei molti volti che contraddistingue quest’opera. Sì perché riferirsi a Journey impiegando il termine ‘gioco’ rischia di essere oltremodo limitante e quasi ingiusto. Torna pertanto ancora una volta in auge il tema dell’opera d’arte, avversata da più parti perché ritenuta eccessivamente gravosa per un medium giovane e molto pragmatico come quello videoludico. Il tema è particolarmente dibattuto ed ancora oggi non esiste una ‘dottrina’ condivisa al riguardo.

Quel che è certo è che un titolo come Journey possiede il carisma e la forza espressiva per poter far vacillare chi, nel bene o nel male, dubiti di fronte a questi argomenti, asserendo che l’arte debba necessariamente appartenere ad altri ambiti dell’esperienza umana.

 
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