Binary Domain: e se il confine tra robot e umani si azzerasse?

Binary Domain: e se il confine tra robot e umani si azzerasse?

In un futuro non lontanissimo i robot hanno raggiunto un livello tale di complessità da poter diventare addirittura indistinguibili dagli esseri umani. SEGA propone un nuovo shooter in terza persona che, pur ispirandosi a Gears of War, cerca di possedere un’identità propria.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
 

Una Tokyo dai molti volti

Gli eventi di Binary Domain si svolgono interamente a Tokyo, ma la presenza di un unico contesto non impedisce di approcciarsi a scenari completamente differenti tra loro, anche a causa della struttura stratificata della metropoli.

Esistono infatti due realtà in contrapposizione, da un lato i bassifondi della città inferiore, ovvero ciò che rimane dei vecchi edifici devastati dalle alluvioni e dall’altro la città vera e propria, dove tutto è luccicante e iper-tecnologico. Nella zona malfamata di Shibuya si assiste alla miseria in cui versa la popolazione locale, impegnata per lo più a vivere di espedienti, dovendo fare i conti con la propria condizione di reietti e con le influenze della Yakuza.

Le mappe si sviluppano, come di consueto per il genere, secondo una struttura su binari, con una serie di sequenze scriptate ad offrire repentini cambi di ritmo. Capiterà così di trovarsi a bordo di veicoli di vario genere, tra cui dei particolari e velocissimi scooter d’acqua, un treno lanciato a piena velocità o ancora di essere protagonisti di serrati inseguimenti stradali. Le sequenze sono perfettamente bilanciate rispetto alle fasi di combattimento a terra, così come l’alternanza tra nemici tradizionali e boss di dimensioni importanti.

Non manca nemmeno una buona dose di humour che si evidenzia a più riprese nel corso dell’intera avventura. Le sequenze di intermezzo si lasciano guardare, grazie anche ad un doppiaggio in italiano che sostiene egregiamente la trama, contrariamente a quanto avviene in altre produzioni. E’ altrettanto vero peraltro che tutti i personaggi presenti nel gioco aderiscono a clichè particolarmente affermati, senza quindi proporre situazioni fuori dagli schemi.

Dan è un tipo molto ironico, così come il suo compagno Boateng, mentre i colleghi inglesi vengono tratteggiati in modo molto più serio e professionale. Faye Lee impersona la ragazza tutta d’un pezzo che non ha bisogno di essere aiutata o protetta, entrata a far parte dell’esercito proprio per esprimere questo suo senso d’indipendenza. Cain, avanzato robot da combattimento di proprietà della Rust Crew francese, costituisce l’immancabile nota di colore, accomunando grande pragmatismo e utilità ad una cadenza tipicamente d’oltralpe che non può che far sorridere.

 
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