Soul Calibur V: la lotta continua, la leggenda vive, la storia si racconta

Soul Calibur V: la lotta continua, la leggenda vive, la storia si racconta

Una storia eterna in una delle serie di picchiaduro più valide della storia dei videogiochi. Entriamo in un mondo di arte, storie e design orientale con la recensione della versione Xbox 360 di Soul Calibur V.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
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Introduzione

Quando Soul Edge (Soul Blade in occidente) arrivò – nel lontanissimo 1996 – nelle nostre sale giochi e, successivamente, su Playstation, si trattò di un titolo capace di smuovere lo stantio comparto dei picchiaduro.

Soul Edge, infatti, metteva in scena rapidi, adrenalinici e tattici scontri all’arma bianca. Combattuti su ring 3D di dimensioni piuttosto contenute (da cui era possibile cadere, perdendo il round). Di assoluto rilievo il cast dei personaggi: lottatori ben caratterizzati, lottatrici oltre il livello medio di avvenenza (per quanto esso sia decisamente alto, in ogni videogioco). Un’impressionante ed evocativo filmato introduttivo (su PS, grafica da urlo e una theme song indimenticabile).

Interessante anche lo spunto narrativo (che avrebbe conosciuto decisi approfondimenti nel prosieguo della saga, con i vari Soul Calibur), celebrato proprio dalla canzone iniziale: “A tale of swords and souls, eternally retold”.

Tutto infatti, da Soul Blade a questo ultimo Soul Calibur V (nell’arco di 16 anni di pubblicazioni), ruota attorno questa eterna storia, narrata innumerevoli volte nel corso dei secoli, secondo cui dei guerrieri girerebbero il mondo in cerca di una spada capace di donare enorme potere al possessore. In cambio della sua anima, però. Dunque l’ennesima lotta tra bene e male (tra Soul Calibur e Soul Edge), attraverso l’evocativa Europa del ‘500-‘600.

 
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