Need for Speed The Run: fine della corsa

Need for Speed The Run: fine della corsa

Il nuovo capitolo di Need for Speed tenta le strade della narrazione, proponendo anche alcune sequenze inedite, al di fuori dell’abitacolo. Il risultato non ci è parso appagante e del tutto soddisfacente, anche alla luce della longevità risibile della campagna single-player.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
 

L’impiego del Frostbite 2 e il multiplayer

Per la prima volta Need for Speed si avvale del Frostbite 2, il nuovo engine proprietario di DICE che ha esordito sul mercato con il lancio di Battlefield 3. Black Box ha dichiarato in questi mesi che il motore sviluppato dallo studio svedese non solo è il migliore che sia mai stato impiegato nel franchise, ma è anche il più versatile.

“Innanzitutto era importante per noi essere in grado di raccontare la storia in modo interessante e avvincente, e il sistema di animazioni del Frostbite ci permette di fare tutto questo per la prima volta”, ha dichiarato l’executive producer Jason Delong.

Indubbiamente il livello di dettaglio dei personaggi è superiore rispetto al passato, ma è vero anche che, tenuta presente la caratterizzazione pressoché assente dei precedenti capitoli, non fosse poi così complesso riuscire a fare di meglio. Il confronto infatti non va fatto tanto con il passato della serie, quanto con la concorrenza, e per concorrenza ci riferiamo ai titoli ‘cinematici’ in senso lato, visto che era proprio questo l’intento del gioco. Ebbene, alla luce di questa valutazione, The Run si dimostra scarno, nonostante l’utilizzo di un motore grafico di ottimo livello.

La valutazione cambia in relazione all’aspetto di cui godono le ambientazioni e ai dettagli delle auto, qualità che peraltro non hanno mai rappresentato in assoluto l’anello debole del gioco, nemmeno in quei capitoli della serie aspramente criticati sia dal pubblico che dalla critica.

“La soluzione che non ci aspettavamo si è verificata nel momento in cui abbiamo integrato il Frostbite con i nostri tool proprietari relativi alle strade – che ci permettono di costruire il terreno e i nostri tracciati – e quanto rapidamente siamo stati in grado di farli convivere. Siamo stati capaci di creare oltre 300 km di tracciati perché un artist ora può impostare un percorso, guidarlo e, qualora intenda modificarlo, è possibile cambiarlo e vederne i risultati immediatamente, anzichè dover attendere per un giorno intero che un modellatore se ne occupi e lo ricostruisca”, ha aggiunto lo stesso Delong.

Passando a parlare della componente multiplayer, abbiamo riscontrato il ritorno dell’Autolog, ovvero del sistema di tracciabilità dei risultati conseguiti dai propri amici, che aveva efficacemente esordito con la release di Need for Speed: Hot Pursuit, nei mesi conclusivi del 2010. La componente online di The Run è suddivisa in Playlist e ognuna di queste offre esperienze differenti, variando sia il luogo che la fascia e la categoria del proprio veicolo. Le sessioni di gara oscillano da tre a cinque tracciati complessivi, mentre i gruppi sono in totale sei e tra questi ve ne saranno tre da sbloccare con l’accumulo di punti esperienza.

Per ogni gruppo esistono una gamma di obiettivi prioritari, come ad esempio sorpassare un determinato numero di piloti, posizionarsi entro i primi posti della classifica, o ancora effettuare un determinato numero di sessioni. Le playlist sono nell’ordine: Mista (destinate ad ogni tipo di auto), Gara Sprint Esotiche, Muscle Car, Underground, NFS Edition e infine Sfida Supercar, dove si può optare per le auto più performanti e i segmenti stradali più rapidi. Gli XP che vengono accumulati durante le partite multigiocatore vanno a sommarsi ai punti esperienza già incamerati nel corso della campagna principale e delle sfide a tempo. Gli obiettivi e le missioni da portare a termine contestualmente ad ogni singola sezione sono nel complesso venti, di cui solamente tre sono sbloccati fin dall’inizio.

La modalità multiplayer amplia considerevolmente l’esperienza offerta da The Run, senza però offrire una quantità di alternative particolarmente ampia. Le gare svolte online sono rapide e senza troppi fronzoli, invogliano il giocatore a migliorare il proprio rendimento e a sbloccare quegli obiettivi che in una prima fase non sono ancora accessibili. Non manca tuttavia qualche problema legato al matchmaking, per lo meno relativamente alla versione da noi testata, che in questo caso era quella PlayStation 3.

 
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