Call of Duty Modern Warfare 3: la terza guerra mondiale, senza rivoluzioni

Call of Duty Modern Warfare 3: la terza guerra mondiale, senza rivoluzioni

Recensione della versione XBox 360 di Call of Duty Modern Warfare 3, uno dei giochi che più in assoluto divide le platee. Modern Warfare 3 è un particolare approccio allo shooting che resta esperienza perfetta per rapide sessioni di gioco senza molta tattica, indirizzata principalmente ai fan storici della serie.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
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Gameplay, cambi di ritmo e struttura militare

Le vicende di MW 3 si sviluppano attraverso capitoli molto brevi, fatti di azione serrata, molto lineare e scriptata. Negli scontri a fuoco è difficile, nonostante gli sforzi evidenti, notare qualcosa davvero in grado di stupire. L’azione è divertente, ma sa terribilmente di ‘già visto’. A poco, molto poco, servono le numerose variazioni introdotte dai programmatori. Un po’ perché anch’esse non eccessivamente originali, un po’ perché troppo spesso poco divertenti.

Quello che manca a MW 3 è un vero ‘cambio di ritmo’, che tenga attaccati al pad. Le missioni di guerra sono più coinvolgenti, rispetto a quelle d’infiltramento, ma anch’esse non fanno gridare al miracolo per inventiva e originalità. Gli espedienti studiati per dare brio (sezioni su veicoli, fuoco da postazioni fisse, attacchi con armi particolari) non funzionano fino in fondo. Perché – di base – troppo semplici nella loro gestione complessiva. Le fasi stealth, come detto, soffrono di una linearità di fondo che le priva di epicità, anche nei momenti più drammatici. Con le cose che migliorano maggiormente solo nel finale.

In assoluto, il problema più grave che inficia sul ritmo e la ‘convinzione’ di MW3 – limitando, alla fine, anche il divertimento complessivo – è quello della struttura militare del titolo di Activision. Il comportamento delle forze russe, infatti, è del tutto insufficiente nel suo insieme. Anche nelle situazioni di battaglia su ampia scala che, come detto, sono quelle che restituiscono le sensazioni migliori. Di fatto, essi sembrano agire senza nessuna pianificazione. Non agiscono strategicamente, non hanno obiettivi! Si limitano a volerci rallentare, frapponendosi tra noi e il nostro obiettivo. Anche quando maggiormente agguerriti – come nelle ultime fasi di gioco – non fanno altro che cercare di ucciderci. Ma sempre e solo senza coordinazione, senza strategie. E, soprattutto, senza rispetto per la propria vita! Di fatto, risulteranno ‘fiumane’ umane che si sacrificheranno solo per rallentarci. Senza obiettivi sostanziali, in grado di risolvere il conflitto. Emblematiche sono le sezioni in cui ci troveremo a fare fuoco da postazioni fisse (in tutte le diverse incarnazioni delle stesse): i russi arriveranno in illogici assembramenti, in gruppi compatti e perfettamente massacrabili.

Le scene di guerra ‘ampia’ sono quelle che funzionano di più, perché in queste occasioni i nemici si muovono con un po’ più di consapevolezza degli spazi e, in certe occasioni, prendono anche in considerazione un ripiegamento strategico (anche se, di fatto, è sempre molto raffazzonato, e gli espone al nostro fuoco con regolarità disarmante). Certo, siamo ancora lontani dall’incontrare nemici ‘veri’, che non vogliono morire, che possono concepire la fuga o la resa. Ma qualcosa è stato fatto.

Anche il comportamento ‘puntuale’ del nemico è molto criticabile: ok – come armata – i russi non hanno obiettivi chiari e coordinati. Ma il singolo soldato come si comporta? Male. Essi tengono la posizione, cercando copertura. Ma non lo fanno mai in modo consapevole e logico. Ripetono sempre i medesimi pattern comportamentali, per cui – presto o tardi – si esporranno. O cercheranno senza motivo di attraversare la strada. Clamoroso quando i nemici vanno in ‘contraddizione’: con un soldato che raggiunge una copertura, appena liberata da un compagno spostatosi all’indietro. Tutto ciò avviene perché i russi sono solo degli sparring partner del giocatore, che devono limitarlo. Senza mia prendere l’iniziativa per davvero. Continuando a temporeggiare, quindi, si rendono protagonisti di queste mosse ‘illogiche’.

Non ci siamo anche per quanto riguarda la IA alleata. I nostri compagni infatti, anche se in grado di effettuare mosse – scriptate, come ovvio – molto più ‘militari’ di quelle concesse al protagonista, non saranno quasi mai utili e ancora più raramente ‘intelligenti’. Poco letali, quando dovranno coprirci, si faranno superare con costanza dai nemici. Nelle fasi più concitate, poi, saranno ostacolo fisico insormontabile ai nostri ripiegamenti. Clamoroso anche quando – senza nessuna cura – si metteranno sulla nostra linea di fuoco. E noi – colpevoli di ‘fuoco amico’ – verremo punti con un game over.

Insomma: la campagna in singolo di MW3 è divertente, piuttosto spettacolare, ricca di situazioni diverse e sviluppata in ambientazioni ‘gloriose’. Risulta però inficiata da un ritmo eccessivamente monocorde, da varianti sul tema non abbastanza originali e da una componente ‘strategica’ del tutto assente (nei nostri compagni, come nei nemici). A livello di trama, per quanto non ci si faccia mai ‘prendere’ fino in fondo da vicende che restano sempre un ‘contorno’, si è di fronte a una narrazione migliore e più coerente rispetto a quanto la saga ha sempre offerto. Certo, però, che le vicende di questo terzo conflitto mondiale, non si sviluppano in modo molto credibile, con complotti e azioni risolutive che avvengono con eccessiva semplicità e poca complessità.

 
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