Bleach: dal manga al videogioco

Bleach: dal manga al videogioco

Bleach è un manga nato dalla matita del mangaka Tite Kubo, da cui è stato tratto l'omonimo anime. Mette nei panni di Ichigo Kurosaki, il classico teenager giapponese a cui il destino ha affidato straordinari poteri, nello specifico quelli di un ‘Mietitore d’anime’, carica a cui corrispondono oltre che i superpoteri anche le super responsabilità: nello specifico, difendere il mondo dagli spiriti malvagi.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
 

Gameplay e combattimento

Tutto Soul Resurrection si concentra su un unico aspetto ,ovvero picchiare brutalmente gli Arrancar e proseguire attraverso lunghi livelli-corridoio che non offrono molto se non ulteriori Arrancar da distruggere. Ci sono, in questo semplicissimo approccio, un grosso difetto e un grosso pregio di cui tenere conto.

Il primo è la ripetitività, che in questo Bleach risulta evidente fin dai primissimi momenti non solo perché appunto la struttura di gioco è estremamente lineare (uccidi i nemici, prosegui, uccidi i nemici, prosegui) ma anche perché la grafica, pur non brutta a vedersi, non fa niente per stupire il giocatore e risulta molto piatta e, anch’essa, ripetitiva.

Non so se le atmosfere scarne e deserte, rese con pochi colori e senza praticamente nulla che attiri l’attenzione siano un trademark specifico del mondo di Bleach, e pertanto quello che sembra un difetto sia in realtà in qualche modo un moto di fedeltà all’opera originale; di certo però muoversi in mondi che continuano sempre più a risultare vuoti e tutti uguali (questo vale soprattutto nella campagna) non aiuta a superare la sensazione di noia che rischia di affliggere chi non si sente del tutto esaltato dal contesto dei personaggi e della vicenda (ovvero i più accaniti fan della serie).

Di buono c’è però che il sistema di combattimento, pur non rappresentando nulla di trascendentale né di comparabile ai maggiorenti del genere hack’n’slash, è sicuramente divertente e presenta una serie di buone idee. La principale è forse la gestione degli scontri con i nemici di grandi dimensioni: fin troppe volte succede, nei giochi di combattimento, di trovarsi a combattere contro un gigante prendendogli a mazzate la mano, o il piede, rendendo esclusivamente ‘estetiche’ le dmensioni del nemico (e di fatto rendendo lo scontro non un’epica battaglia contro un enorme drago, ma una grottesca rissa con un’enorme zampa artigliata).

In Soul Resurrection il combattimento contro i rappresentanti più voluminosi del genere Arrancar ci permette di volare attorno ai nemici rendendo lo scontro un po’ più personale e diretto; in linea di massima quello che si fa è comunque sempre premere furiosamente le varie figure geometriche sui tastini del pad Ps3, ma il fatto di potersi muovere liberamente nello spazio volando in faccia a uno spirito alto 12 metri dà una certa soddisfazione.

Per il resto, il combat system è ovviamente composto da un elevato numero di combo migliorabili nel corso del gioco grazie ai ‘soul points’ che si accumulano spazzando via i nemici; e in più, non dimentichiamo che ogni personaggio del gioco gode di un suo personale modo di distribuire mazzate agli Arrancar, aumentando la varietà e garantendo una longevità discreta anche solo per provare i vari personaggi e trovare quello che ci stimola di più.

A danneggiare invece la struttura di gioco è, come già anticipato, l’estrema ripetitività dell’azione che si riduce davvero a una costante corsa in avanti per far apparire il nuovo gruppo di nemici, in molti casi è tra l’altro possibile evitare gran parte degli scontri semplicemente ‘sprintando’ in avanti fino ad arrivare all’inevitabile zona in cui il corridoio viene temporaneamente bloccato da un muro, e per proseguire è necessario uccidere i mostri attorno.

Unito agli scenari scarni, questo gameplay crea fin troppo presto una sensazione di ‘catena di montaggio’ che tende ad annoiare il giocatore anche a discapito del divertente sistema di combattimento e a anche, immagino, a discapito di quanto interessante possa risultare la storia a un fan della serie.

 
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