Dark Souls: siete disposti a vendere un rene per completare un gioco?

Dark Souls: siete disposti a vendere un rene per completare un gioco?

From Software ha concepito Demon's Souls in un certo modo, nel 2008, e i fan hanno acclamato il 'metodo Demon's Souls' come il metodo giusto. Oggi, nel 2011, From Software ha evitato di cadere nella facile trappola di cedere al mercato di massa, alla semplificazione, allo snaturamente del suo figlio prediletto, e ha reinventato un nuovo gioco con la stessa filosofia, le stesse regole e lo stesso metodo.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
 

Difficile? È molto di più

Voglio iniziare la recensione sfatando subito un mito che riguarda Demon’s Souls, e cioè quello della difficoltà. In un modo che ritengo francamente avvilente, il capolavoro From Software si è guadagnato in questi anni la fama di gioco “difficile”, come se fosse quella la caratteristica più importante del prodotto. Anche durante lo sviluppo di questo seguito spirituale, le interviste e le anticipazioni non facevano altro che rimarcare il grado di sfida in linea se non superiore con quello del precedente titolo.

Ecco il punto: Demon’s Souls era certamente un gioco che richiedeva moltissimo impegno, moltissima attenzione, moltissima pazienza. Ma la difficoltà era solo uno dei tanti elementi che lo rendevano fantastico, così come la difficoltà è solo uno dei tanti elementi che rendono Dark Souls altrettanto fantastico: la grafica e l’artwork spettacolari, ad esempio, sono un altro elemento. Il suono essenziale che va, insieme all’aspetto visivo, a delineare livelli oscuri, claustrofobici, in cui l’unica colonna sonora che ci accompagna è il rumore dei nostri passi o il grugnito di qualcosa di orrendo alle nostre spalle.

Il sistema di combattimento è un altro aspetto fondamentale nel capire il successo dei Demon’s Souls (e il successo che avrà Dark Souls). Un sistema tipicamente hack’n’slash in cui ogni arma ha una sua tipologia di attacco utile in certe situazioni ma meno in altre. Attaccando con una spada, ad esempio, si colpisce con il classico fendente ‘ad arco’ che può ferire tutti i nemici davanti a noi ed è ottimo per massimizzare i danni negli spazi aperti. Ma la fisica può giocare contro di noi perché quello stesso fendente tirato in uno stretto cunicolo può far sbattere la spada contro le pareti rendendo vano il nostro attacco ; è quindi meglio utilizzare un’arma che colpisca ad affondo, come una lancia.

Le armature hanno un impatto fondamentale nel modo in cui giochiamo: armature più pesanti daranno più protezione dai danni ma ci renderanno lenti nei movimenti e soprattutto nella tipica capriola a cui ricorriamo per schivare i colpi. Questo implica che andando in giro bardati dovremo sfruttare lo scudo e il semplice gioco di gambe per ridurre i danni, mentre scegliendo l’agilità ogni colpo subito scioglierà la nostra barra dell’energia, ma potremo evitare la maggior parte di quei danni correndo e facendo acrobazie.

Non è ancora tutto. Demon’s Souls, e così Dark Souls, fa il meno possibile per darci spiegazioni, aiuti e consigli. I personaggi che incontriamo, gli oggetti che troviamo, tutto ha un suo ruolo e un suo utilizzo, ma sta a noi scoprire queste cose: i tooltip sono ridotti all’osso, le conversazioni danno nel migliore dei casi indizi generici, ci sono segreti da scoprire che possono richiedere parecchi playthrough per essere svelati, e ci sono situazioni che una volta ‘perse’ (magari perché abbiamo rifiutato la richiesta di un Npc, o non lo abbiamo aiutato quando potevamo farlo) sono perse per sempre, almeno per quel playthrough. Tutto questo clima di mistero, questa necessità di stare attenti alle proprie azioni, questo invito costante a scoprire ogni minimo dettaglio del mondo che From Software ha creato per noi è un altro aspetto che ha reso Demon’s Souls e Dark Souls giochi così incredibilmente affascinanti, profondi, accattivanti.

E sì, infine , e non a caso lo metto all’ultimo punto, Ds e DeSo sono due giochi difficili. Più precisamente sono giochi “impietosi”. Non c’era modo di sapere che in cima alla rampa di scale un nemico aspettava sogghignando di farci rotolare addosso un barile infuocato… ma se il barile ti ha preso in pieno, la colpa è tua che non sei stato abbastanza attento. Non c’è un modo facile per liberarsi di quegli scheletri che sembrano evitare ogni nostro colpo e non sbagliare mai un colpo dei loro: se ti uccidono, vuol dire che non hai ancora capito bene come combatterli. Se stai girando con ventimila anime (punti esperienza) in tasca e muori per una distrazione… la prossima volta non distrarti. Demon’s Souls e Dark Souls non faranno niente per venire incontro alle vostre mancanza, alle vostre disattenzioni, al fatto che state testardamente insistendo a proseguire in una zona ancora troppo difficile per il vostro livello (del resto non avete modo di saperlo!).

Quello che faranno questi due giochi è lanciarvi una sfida, e se volete raccoglierla fate come dice il trailer di Dark Souls: preparatevi a morire. Ma per favore, non limitatevi a pensare che Dark Souls sia un gioco “difficile”. Lo è. Ma non è solo quello: è molto di più.

 
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