Call of Juarez The Cartel: il vecchio west non è mai mancato così tanto

Call of Juarez The Cartel: il vecchio west non è mai mancato così tanto

Recensione della versione XBox 360 di Call of Juarez The Cartel. Le vicende di The Cartel prendono il là da un attentato agli uffici della DEA (Drug Enforcement Administration). L’episodio scuote profondamente l’opinione pubblica Usa, ed è sintomo della crescente potenza e arroganza del Cartello dei Mendoza. Los Angeles appare letteralmente in mano alla criminalità organizzata messicana, che è riuscita a infiltrarsi in ogni settore del crimine cittadino.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
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Introduzione

Come ho reiteratamente avuto modo di ripetere, nei miei pezzi su Gamemag, nutro una grande passione per gli Stati Uniti. In particolare per gli ampi spazi dell’Occidente di quel grande paese. Come logica conseguenza, uno degli ‘immaginari’ in cui mi piace maggiormente ‘sprofondare’, è quello del vecchio West. Per anni, si è registrata una clamorosa latitanza di videogiochi ambientati in quel ‘periodo storico’ ma, a partire da (assolutamente mitico) Red Dead Revolver, qualcosa era sembrato muoversi, nell’industria, per sopperire a questa lacuna.

La saga di Call of Juarez era stato un degno ‘apporto alla causa’. Il primo COJ era uno shooter tecnicamente superbo, ludicamente vario e originale, dotato di un interessante plot e di un cast di personaggi memorabile. COJ: Bound in Blood era invece un prequel delle vicende del gioco originale. Pur non presentando innovazioni clamorose, riusciva a raccontare la coinvolgente storia dei carismatici fratelli McCall, proponendo al giocatore una serie di situazioni di gioco varie (soprattutto grazie al diverso approccio all’avventura, a seconda del personaggio utilizzato) e ben studiate.

Centrale, in questa ricca ‘saga familiare’, il ‘richiamo di Juarez’, o meglio del grande tesoro (tutto l’oro accumulato dagli Aztechi per ottenere, dai Conquistadores, la liberazione di Montezuma!) nascosto nella cittadina sul confine tra Messico e Stati Uniti. Anche tutto il mistero (e la ‘maledizione’) connesso al tesoro, regalava carisma al gioco.

L’annuncio di un terzo capitolo della saga – come ovvio – mi aveva piacevolmente colpito. L’apprendere, però, che tutto si sarebbe svolto nella contemporaneità (nel contesto di una Los Angeles ‘invasa’ dal Cartello), aveva immediatamente sgonfiato il mio entusiasmo. Speranzoso, tuttavia, di giocare un nuovo gradevole capitolo della Saga dei McCall, mi sono approcciato al lavoro di Techland con curiosità.

 
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