Call of Juarez The Cartel: il vecchio west non è mai mancato così tanto

Call of Juarez The Cartel: il vecchio west non è mai mancato così tanto

Recensione della versione XBox 360 di Call of Juarez The Cartel. Le vicende di The Cartel prendono il là da un attentato agli uffici della DEA (Drug Enforcement Administration). L’episodio scuote profondamente l’opinione pubblica Usa, ed è sintomo della crescente potenza e arroganza del Cartello dei Mendoza. Los Angeles appare letteralmente in mano alla criminalità organizzata messicana, che è riuscita a infiltrarsi in ogni settore del crimine cittadino.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
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Plot non ispirato

Le vicende di The Cartel prendono il là da un attentato agli uffici della DEA (Drug Enforcement Administration). L’episodio scuote profondamente l’opinione pubblica Usa, ed è sintomo della crescente potenza e arroganza del Cartello dei Mendoza. Los Angeles appare letteralmente in mano alla criminalità organizzata messicana, che è riuscita a infiltrarsi in ogni settore del crimine cittadino. Le forze politiche più conservatrici, appurato che l’origine del Cartello è centroamericana, iniziano una possente campagna, perché la ‘Città degli angeli’ venga ripulita, anche a costo di operare militarmente sul suolo messicano.

Per arginare la crescente tensione e ottenere rapidi risultati, la NSA (National Security Agency) crea una task force trasversale alle forze dell’ordine, reclutando agenti particolarmente ‘esperti’ delle questioni legate al Cartello. I tre membri di questo ‘commando’ sono i protagonisti del gioco. Tutti e tre sono personaggi piuttosto stereotipati, che fanno il verso a tutti i clichè del genere.

Kimberly Evans (FBI) è un’affascinante agente di colore, il cui fratello è esponente di una pericolosa ‘gang’ losangelina, Eddie Guerra (DEA) è un poliziotto di origine messicana, invischiato nei più loschi traffici di scena a Los Angeles. Se si tratti di vizio, corruzione o copertura da infiltrato, non è ben chiaro. Ma il fatto che sia uno dei pochi superstiti all’attentato alla sede della DEA, non fa che accrescere i dubbi sul suo conto. Benjamin McCall è un agente dell’LAPD. Si tratta di un poliziotto ‘sbrigativo’ e ‘borderline’. La sua connessione con il mondo della criminalità è comprovata. Segue un proprio codice di condotta, basato su violenza e ‘giudizio immediato’. E’, insomma, un moderno giustiziere.

Avanti con gli anni – è un reduce del Vietnam -, Ben McCall (come il cognome rivela) è uno dei pochi elementi di continuità che The Cartel mantiene con la saga di COJ. Visivamente e dal punto di vista del combattimento, ricorda molto Ray McCall (il maggiore dei McCall attivi nel vecchio West, quello che intraprese la carriera di pastore d’anime). Come Ray, Ben è solito citare la Bibbia, mentre combatte. Ma, a testimonianza di come i tempi siano cambiati e di come tutto il mondo di COJ sia ‘decaduto’, le sue citazioni sono raffazzonate, incorrette e volgari.

Sembra quasi che – attraverso Ben McCall – Techland stia ‘scimmiottando’ il principale eroe della saga di COJ. Se la cosa, al primo impatto, può anche far sorridere, questa ‘mancanza di rispetto’ diventa presto fastidiosa.

Questo ‘sgangherato’ cast – i cui membri diffideranno costantemente l’uno dell’altro – si troverà così impegnato a distruggere il Cartello Mendoza. Le operazioni mireranno a mettere i gurppi malavitosi ‘minori’ in contrasto coi Mendoza, per provocare una ‘guerra civile’ in seno al crimine, così da indebolire lo stesso Cartello, costringendolo a prendere rischi maggiori.

L’intera vicenda seguirà comunque uno sviluppo lineare e, tutto sommato, banale. In particolare sono le dinamiche ‘di gruppo’ a deludere: i rapporti tra i protagonisti, infatti, sono solo tratteggiati e le sterili sotto-trame che andranno sviluppandosi non miglioreranno la situazione, risultando scontate e piatte.

Anche il richiamo finale all’oro di Montezuma, più che un gradito omaggio alla storia della saga, risulta un inutile orpello.

 
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