Dead Island: il machete è il tuo più caro amico

Dead Island: il machete è il tuo più caro amico

Abbiamo giocato per intero il nuovo titolo di Techland dedicato agli zombie e ne siamo rimasti soddisfatti per la profondità RPG, la longevità e la presenza di una divertente modalità cooperativa. Meno felici per un comparto grafico non eccezionale e alcune scelte discutibili, tra cui la caratterizzazione dei personaggi e la strutturazione della trama.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
 

Introduzione

Di giochi dedicati alle apocalissi zombie ne sono stati pubblicati a bizzeffe, quindi non è affatto strano che uno dei principali interrogativi rivolti agli sviluppatori di Techland in questi mesi abbia riguardato per l’appunto la scelta di proporre ancora una volta un tipo di esperienza che vedesse i protagonisti impegnati a sopravvivere contro ripetute e aggressive ondate di infetti.

Tralasciando le iperboli del primo trailer in computer grafica mostrato all’inizio dell’anno, servite ad amplificare il “passaparola” e a rendere più conosciuto un nome che altrimenti rischiava di perdersi nei meandri del mercato, bisogna riconoscere che il proposito primario degli sviluppatori fosse quello di mettere in piedi un franchise che potesse a suo modo distinguersi rispetto ad altri concorrenti di spicco del genere, e basta poco perché la memoria corra a Dead Rising, Left 4 Dead, o all’eterno Resident Evil.

I ragazzi di Techland, già famosi per la saga di Call of Juarez (giunta probabilmente al capolinea con il flop The Cartel) e per aver provato a portare su console un ambizioso RTS come RUSE, si sono lanciati con grande motivazione in questa nuova IP, cercando di estrapolarne qualcosa di mai visto in precedenza, o per lo meno qualcosa dal sapore differente rispetto a quella che ormai da anni è l’abituale “minestra” zombie.

“Ci sono diversi approcci possibili per un gioco sugli zombie, puoi farlo divertente, nel senso di prendere in giro gli zombie come accade nei film tipo l’Alba dei Morti Viventi, puoi farlo ricco di ‘gore’ come i vecchi film o i titoli splatter, ma credo che i giocatori potrebbero pensare più a come reagirebbero qualora vi si trovassero coinvolti, a cosa accadrebbe a loro e agli amici? Per questo abbiamo voluto rendere tutto più realistico, mostrare il vero ambiente di un’apocalisse zombie.. come vi difendereste?”, dichiarava il brand manager Vincent Kummer durante gli eventi di presentazione organizzati nei mesi scorsi per la stampa.

In effetti se volessimo analizzare esclusivamente le caratteristiche innovative di Dead Island, potremmo individuare immediatamente delle similitudini con un titolo come Borderlands, ovvero un’analoga struttura RPG, ben sviluppata e votata in particolare ad essere fruita in cooperativa in compagnia di altri amici, una delineazione della trama non particolarmente profonda (anche se si manifesta un crescendo tra il primo atto e quelli conclusivi) e un mondo aperto all’interno del quale potersi muovere e interagire con i molti personaggi coinvolti, loro malgrado, nelle pericolose e movimentate vicende.

 
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