Breivik? La colpa è dei videogiochi!

Breivik? La colpa è dei videogiochi!

"Modern Warfare 2 probabilmente è il miglior simulatore militare esistente, uno dei migliori degli ultimi anni. Considero MW2, più di qualsiasi altra cosa, parte della mia formazione simulativa. Si possono simulare in modo approssimativo operazioni complete. Addestrarsi simulando con Call of Duty Modern Warfare è una buona alternativa, ma se possibile si dovrebbe accumulare molta esperienza pratica con il fucile d’assalto (con ottica Red Dot)", Anders Behring Breivik.

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
Call of Duty
 

"Modern Warfare 2 probabilmente è il miglior simulatore militare esistente, uno dei migliori degli ultimi anni. Considero MW2, più di qualsiasi altra cosa, parte della mia formazione simulativa. Si possono simulare in modo approssimativo operazioni complete. Addestrarsi simulando con Call of Duty Modern Warfare è una buona alternativa, ma se possibile si dovrebbe accumulare molta esperienza pratica con il fucile d’assalto (con ottica Red Dot)", Anders Behring Breivik.

Queste agghiaccianti dichiarazioni sono state tratte dal diario personale di chi, qualche settimana fa, ha compiuto un massacro senza precedenti, più che altro per la sua lucida e completa mancanza di senso, sull’isola di Utøya e a Oslo, Norvegia. Come capita puntualmente quando un appassionato di videogiochi compie attentati di questo tipo, i media generalisti si sono divertiti a formulare le dichiarazioni più arzigogolate, molto spesso basate sul nulla e messe lì solo per attirare le attenzioni delle masse.

Credo che sia inutile citare l'ennesimo servizio del TG1 senza legami con la realtà, o le dichiarazioni di alcuni politici italiani che hanno alzato il loro inesorabile e puntuale vessillo contro il media videoludico. È chiaro che i media riportino la realtà nella maniera più conveniente e più congeniale al loro tipo di target: in televisione quindi i videogiochi sono colpevoli, su internet e sui siti di videogiochi sono innocenti.

Come stanno invece le cose? Ovviamente, non si può rispondere con asserzioni definitive, si può unicamente ragionare su ricerche e casi di studio, che ovviamente nel corso degli anni sono fioccati da diverse parti, soprattutto perché, come detto, i videogiochi sono stati associati più di una volta a casi del genere.

Qualche tempo fa ho scritto questo editoriale, nel quale cercavo di trovare qualche corrispondenza tra il gaming assiduo e il rimpicciolimento del cervello. Ma si tratta di una panoramica parziale, che non risponde alla domanda se c'è un effettivo legame diretto tra il gaming e il comportamento irrazionale delle persone che hanno compiuto le stragi. D'altronde, stabilire se ci sono cambiamenti alla struttura fisica del cervello dovuti all'esposizione ai videogiochi, o se possono esserci con il passare delle generazioni, è una cosa al momento non possibile. Come al solito, ci si deve rifare a casi di studio di ricercatori che sottopongono domande e test a panel più o meno ampi e più o meno ben formati.

I media generalisti hanno cominciato a pensare che i videogiochi fossero il male supremo quando un "simpatico" ragazzo di nome Eric Harris, nel 1996, creò un sito web per ospitare alcuni livelli di DooM e cominciò a postare dei commenti che evidenziavano la rabbia crescente del ragazzo contro la società. Il 20 aprile 1999 Harris, accompagnato dall'amico Dylan Klebold, armò delle bombe e imbracciò dei fucili per uccidere 12 studenti e un insegnante in una scuola superiore degli Stati Uniti rimasta tristemente famosa. Era la Columbine High School.

Cosa alimenta un simile livello di odio verso la società? Sono i videogiochi che lo fanno nascere o semplicemente sono responsabili nel corroborarlo?

"Le nostre ricerche dimostrano dei collegamenti tra l'uso di videogiochi e problemi comportamentali, ma non trovano collegamenti con crimini violenti maggiori come quelli legati alle sparatorie a scuola", conclude lo studio Grand Theft Childhood: The Surprising Truth About Violent Video Games, realizzato da Lawrence Kutner e Cheryl K. Olson. Diverse ricerche di questo tipo, realizzate da The Harvard Medical School Center for Mental Health, The Journal of Adolescent Health e The British Medical Journal concludono con posizioni simili a quella di Kutner e Olson.

"Un bambino di quattordici anni può dire di aver giocato ai videogiochi per anni e di non aver mai ucciso nessuno. Sarebbe assolutamente corretto, ma è una posizione 'necessaria e sufficiente', così come lo è quella di un assiduo fumatore di 45 anni che sostiene di non aver mai avuto il cancro. Ma entrambi sbagliano a sostenere che la loro posizione non abbia aumentato la probabilità che essi e le persone intorno a loro un giorno possano subire le conseguenze di tale comportamento a rischio", è invece la conclusione a cui arriva Craig A. Anderson in The influence of media violence on youth.

"In conclusione tutte queste meta-analisi passano da quelle che sostengono che i videogiochi producano effetti significativi a quelle che ritengono invece che gli effetti siano deboli. Quindi tutto il dibattito sulla violenza derivante dai videogiochi si riduce a una discussione sugli effetti e su quanto possano essere grandi", aggiunge Craig A. Anderson citando Ferguson (2010).

Anche il governo degli Stati Uniti ha sovvenzionato degli studi per analizzare la questione. Uno di questi studi ha riportato che solamente il 12% dei soggetti coinvolti nelle stragi a scuola è attratto dai videogiochi, mentre il 24% dei soggetti sono abituali lettori di libri violenti e il 27% vede con una certa frequenza film violenti. Un studio proveniente dall'Australia aggiunge che solo i bambini già predisposti verso i comportamenti violenti vedono peggiorare il proprio atteggiamento se dedicano molto tempo ai videogiochi. Altri studi dimostrano come non ci siano legami tra il gaming e il bullismo o i comportamenti violenti in società.

La ricerca di Kutner e Olson che abbiamo citato prima, sebbene sostenga che non esista un legame come prospettato da altri studiosi come Craig A. Anderson, afferma che i giochi classificati come M - mature o AO - Adults Only possano avere un impatto negativo su certe persone, pur senza arrivare a comportamenti limite come quello della sparatora alla Columbine o al massacro norvegese. Secondo Kutner e Olson, quindi, l'esposizione verso contenuti critici che riguardino violenza, immagini cruente e sesso, può produrre rischi differenti da caso in caso, in dipendenza del carattere del soggetto.

Molti d'altronde ricorderanno i vari interventi a livello politico o mediatico contro videogiochi considerati violenti o con contenuti a rischio. Ricordiamo velocemente Carmageddon, Manhunt, Mafia, Resident Evil, Canis Canem Edit, tutti coinvolti in casi politici che sarebbe difficile qui riassumere. Nel 2005, ad esempio, ha fatto discutere il caso di Grand Theft Auto: San Andreas: su alcuni siti, infatti, venne pubblicata una patch non ufficiale che sbloccava un minigioco a carattere pornografico chiamato Hot Coffee. Dopo che il fatto divenne di dominio pubblico, negli Stati Uniti il gioco fu definitivamente vietato ai minori di 18 anni (prima era stato giudicato più generalmente come Mature).

Nel novembre del 2006, e di questo caso ce ne siamo occupati direttamente, Rule of Rose venne accusato apertamente da alcuni media italiani come Panorama, che intitolava il pezzo "Vince chi seppellisce la bambina" e scriveva frasi come "un gioco che stuzzica l'orco che potrebbe risiedere in chi ha il joypad in mano" oppure "ogni scena è pervasa da sottintesi omosessuali e sadici a cui non si è preparati". Si scoprì successivamente che l'articolo di Panorama era stato copiato in più parti da una recensione pubblicata da GamesRadar, facendo presupporre che il giornalista di Panorama non avesse neanche provato il gioco.

"I ricercatori hanno trovato che le persone che commettono dei crimini usano di meno i media prima di realizzare il reato rispetto al resto della popolazione", scrive lo studioso di comunicazione Henry Jenkins. "È vero che coloro che hanno commesso le stragi erano soprattutto giovani che dedicavano molto tempo ai videogiochi, ma sono videogiocatori la maggior parte dei ragazzi. Circa il 90% dei giovani ragazzi gioca e circa il 40% delle ragazze dedica abitualmente tempo al gaming. La stragrande maggioranza dei giovani che giocano non commettono crimini antisociali. Seguendo un report dell'U.S. Surgeon General del 2001 i più forti fattori di rischio che portano alle stragi riguardano la stabilità mentale e la qualità della vita familiare, non i media. Il panico che si è generato attorno ai videogiochi è doppiamente dannoso. Ha portato gli adulti e le autorità a essere inutilmente e infondatamente sospettosi su certi ragazzi che già si sentono emarginati dalla società per motivi che non riguardano il tempo che spendono sui videogiochi. Inoltre, sprecano energie che potrebbero usare per eliminare le cause reali della violenza giovanile, permettendo che il problema continui a crescere".

71 Commenti
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Giustaf25 Agosto 2011, 16:06 #1
Ma non vi vergognate a pubblicare questa roba?
A quando gli articoli alla studio aperto sul micetto salito sull'albero e salvato dai pompieri?

Ridicoli.
Dave8325 Agosto 2011, 16:07 #2
Originariamente inviato da: Giustaf
Ma non vi vergognate a pubblicare questa roba?
A quanto gli articoli alla studio aperto sul micetto salito sull'albero e salvato dai pompieri?

Ridicoli.


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Basta leggere la prima frase per rendersi conto di quanto valgono le sue parole
"Modern Warfare 2 probabilmente è il miglior simulatore militare esistente, uno dei migliori degli ultimi anni
roccia123425 Agosto 2011, 16:10 #3
Modern Warfare 2 probabilmente è il miglior simulatore militare esistente, uno dei migliori degli ultimi anni


Ma LOL.
È come dire che trackmania è IL simulatore di guida .
Ah, anche Re-volt è un simulatore
mtk25 Agosto 2011, 16:12 #4
quindi secondo questi signori,chi gioca a softair e' un vero e proprio assassino

una volta c erano i manicomi,ora invece sono liberi di andare ad ammazzare la gente o di realizzare/scrivere certe ricerche....
devil_mcry25 Agosto 2011, 16:16 #5
Articolo spazzatura davvero

E poi, simulatore lol, la maggior parte della gente che gioca a un fps online non ha la minima idea di quanto rinculo ha un'arma vera, già solo una pistola.

Sparare come un pazzo su gente indifesa è facile... se si fosse trovato dall'altra parte un paio di militari veri era già morto prima ancora di sparare il primo colpo...
djmatrix61925 Agosto 2011, 16:20 #6
Se vabbè.... se giocava ad ArmA con cosa attaccava? Direttamente con gli attacchi missilistici?
gr3y_s0ul25 Agosto 2011, 16:32 #7
Si vabbè... Cod simulatore questo ha studiato al cepu con topo gigio...

I clan di Arma e Ro allora sono delle cellule terroristiche super addestrate che potrebbero distrugge e rovesciare una nazione...
Meglio ridere và.......
ndrmcchtt49125 Agosto 2011, 16:34 #8
“"Modern Warfare 2 probabilmente è il miglior simulatore militare esistente, uno dei migliori degli ultimi anni. Considero MW2, più di qualsiasi altra cosa, parte della mia formazione simulativa. Si possono simulare in modo approssimativo operazioni complete.


Ma và a cagher!
PhoEniX-VooDoo25 Agosto 2011, 16:48 #10
c'era una volta hardware upgrade..

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