L'esperienza mistica di Journey, dagli autori di Flower

L'esperienza mistica di Journey, dagli autori di Flower

Flower è il terzo lavoro di Thatgamecompany, approda in esclusiva su PlayStation Network nel 2009 e veicola un'esperienza del tutto particolare, nella quale tramite l’uso del Sixaxis si può guidare una progressiva e crescente scia di petali all’interno di scenari bucolici. La compagnia con sede a Los Angeles ritorna con un'esperienza di gioco altrettanto originale.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
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Il Deserto, le rovine abbandonate e un sapore orientale

L’ambientazione desertica, dettagli stilizzati ma di grande effetto e la presenza di misteriose rovine da esplorare durante il proprio incedere donano un’eccezionale atmosfera. Sullo schermo viene offerto spazio pressoché totale al personaggio da controllare, ci si viene infatti a trovare all’interno di un’enorme landa brulla e silenziosa, capace tuttavia di trasmettere e determinare un notevole fascino, complice anche il colpo d’occhio offerto. Le visuali di Journey lasciano il segno, sono minimaliste ma non banali, una caratteristica che per l’appunto era già presente e riscontrabile nei precedenti lavori di Thatgamecompany.

Le strutture sono enormi in proporzione rispetto al personaggio che si controlla, ogni istante che si trascorre esplorando il mondo di gioco trasmette un senso di impotenza di fronte all’universo, che poi è proprio l’obiettivo fondamentale tracciato dagli sviluppatori e il significato primario che il gioco intende veicolare. L’uomo spesso e volentieri si sente onnipotente, sul piano tecnologico e su quello culturale, pur essendo in realtà insignificante in relazione alla vastità dell’universo che ci circonda. Il messaggio tuttavia non sembra limitarsi a questa semplice e basilare interpretazione della vita. Non vi è infatti alcuna percezione di carattere negativo in Journey, ciò che emerge durante l’esplorazione dei livelli è un grande senso di tranquillità. Si sperimenta una condizione di consapevolezza, di ineluttabilità in relazione a questo status dell’essere vivente, ma vissuto in ottica positiva, non angosciosa.

Del personaggio di cui si assume il controllo non viene fornita alcuna informazione, così come non sappiamo nulla dello scopo pratico per cui si appresti ad intraprendere questo viaggio, cosa lo abbia spinto a esplorare luoghi isolati, che sembrano essere stati dimenticati da tutti. L’unico dettaglio che si può percepire è quello che potrebbe essere l’obiettivo finale, ovvero una gigantesca montagna che si erge maestosa all’orizzonte, avvolta da una radiosa luce bianca.

Tramite la pressione del pulsante X è possibile eseguire dei salti e planare grazie all’aiuto del mantello color porpora che avvolge il protagonista. Lo scopo della perlustrazione è il recupero di numerosi frammenti, che dovranno poi essere “consegnati” al termine del livello, per poter procedere al successivo. In questi casi compare un’entità dalle fattezze simili a quelle del misterioso protagonista, ma di dimensioni maggiori (una divinità?) il quale aggiungerà alcuni simboli sulla tunica del personaggio, come se quest’ultima dovesse rappresentare una specie di cronistoria del percorso effettuato. In realtà tale operazione rivela scopi prettamente pratici, in quanto garantisce la crescita delle abilità, tra cui l’esecuzione di salti più alti e prolungati.

Sembrano esserci accenni ad una storia ma la presenza di una trama non rappresenta l’aspirazione principale in un’esperienza come quella che si vive in Journey. Nel secondo livello della beta è stato possibile constatare anche la presenza di alcune semplici sezioni puzzle, nelle quali il protagonista doveva trovare alcuni frammenti e costruire con questi ultimi un ponte tra alcune rovine, in modo tale da poter accedere all’area seguente dello scenario.

L’esplorazione nei primi minuti può sembrare quasi noiosa, in quanto i paesaggi sono molto spogli e non vi è interazione con altri soggetti, ad eccezione di quei momenti in cui è possibile incontrare, in modo del tutto casuale, altri giocatori (dettaglio che non è stato possibile verificare in questa fase di test). Tuttavia, come da tradizione per Thatgamecompany, il risultato è un titolo che possiede qualcosa di più profondo, di affascinante pur nella sua semplicità.

 
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