inFamous 2: essere artefici del proprio destino

inFamous 2: essere artefici del proprio destino

Sucker Punch ritorna in scena con il sequel del gioco che esordì su PlayStation 3 nel 2009. Le solide basi del predecessore sono state migliorate e il risultato è un titolo divertente, profondo, con una componente narrativa che sa il fatto suo e le scelte morali a costituire ancora una volta un fattore fondamentale nello sviluppo del personaggio.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
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Introduzione

Con il primo capitolo di inFamous, apparso nei negozi nel giugno del 2009, i ragazzi di Sucker Punch hanno dato il via ad una nuova serie che, seppur simile ad altri titoli già presenti sul mercato, si pensi a Crackdown o Prototype, si proponeva in realtà di offrire qualche elemento in più al giocatore, in primis per quello che riguardava la componente narrativa.

Le cut-scene, realizzate secondo gli stilemi classici dei fumetti, riuscivano a migliorare dal punto di vista stilistico un prodotto che dimostrava fin da subito tutto il suo potenziale, mentre le scelte morali per lo sviluppo del protagonista accrescevano da un lato l’interesse e dall’altro la rigiocabilità.

La cornice free roaming di Empire City e l’ottima interazione ambientale grazie alla quale Cole McGrath era in grado di arrampicarsi su qualunque struttura o edificio presente nel gioco, venivano affiancate da un’ampia gamma di poteri a disposizione del giocatore e da risvolti morali che lo ponevano a più riprese innanzi a bivi e scelte, talvolta anche drammatiche.

I ripetuti colpi di scena, fino al disvelamento finale della reale identità di Kessler completavano il quadro di un gioco che all’epoca venne tutto sommato sottovalutato da molti. Vediamo quindi di capire in che direzione si sono mossi gli sviluppatori con questo secondo capitolo, e se davvero questa serie può rivaleggiare a pieno titolo con le altri principali produzioni first-party di Sony.

 
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