Le indagini e gli interrogatori di L.A. Noire

Le indagini e gli interrogatori di L.A. Noire

Dopo il brand che ha reso Rockstar celebre nel mondo, ovvero il pluridecorato Grand Theft Auto, e dopo la novità di setting (ma non di gameplay) di Red Dead Redemption, questo L.A. Noire nasce con un immenso interrogativo alle sue spalle. Sarà un gioco sui generis, con un gameplay dedicato allo scopo che gli sviluppatori si sono prefissi, oppure sarà un nuovo sosia di Gta basato più che altro sul freeroaming?

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
Grand Theft Auto
 

Una valutazione difficile: l'originalità

Tra i criteri di valutazione delle nostre recensioni c’è anche la voce ‘originalità’. Dare un voto su questo punto a L.A. Noire non è facile: da un lato il gioco è assolutamente innovativo perché presenta uno scopo e una formula raramente (per non dire mai, almeno in tempi recenti) vista in altri titoli.

Il mix di gameplay composto da indagini e interrogatori è davvero unico, e se avete voglia di sperimentare sulla vostra console l’emozione del lavoro di detective il prodotto Rockstar è l’unico in tutto il panorama video ludico moderno in grado di accontentarvi. Certo l’elemento di raccolta indizi in qualche modo richiama la tipica avventura grafica, ma l’aggiunta dei dialoghi che hanno un ruolo chiave nello svolgimento del gioco trasforma tutta l’esperienza in qualcosa di veramente unico. Da questo punto di vista, quindi, è indubbio che l’originalità sia alle stelle.

Da un secondo punto di vista però, non si può non notare come certe meccaniche tipiche dei titoli Rockstar siano state riproposte in modo davvero inutile e quasi sgradevole: abbiamo detto all’inizio che L.A. Noire non è un Gta ambientato negli anni ’50, ma a maggior ragione non si capisce davvero il motivo per cui la struttura globale di Grand Theft Auto debba essere infilata a calci e pugni anche in questo gioco, che niente c’entra con la celebre saga del crimine. Una città completamente vuota, esplorabile alla guida di lentissime macchine del dopoguerra, con la necessità per di più di guidare in modo il più possibile accorto e prudente perché i danni causati a persone e cose andranno a incidere negativamente sulla valutazione finale di ciascun caso… c’era davvero bisogno di tutto questo? La risposta è, sinceramente, no. Si poteva davvero pensare a una infrastruttura di gioco dedicata e diversa da quella ormai davvero vista e rivista di Gta.

Lo stesso vale per i combattimenti che, a onor del vero, sono pochi e marginali. Ma non sarebbe ora di innovare un po’ il sistema di combattimento (copertura, mira e sparo) tipico dei prodotti Rockstar? Già ritengo che lo stesso sistema avesse mostrato parecchi limiti in Red Dead Redemption, ma in questo L.A. Noire la cosa diventa assolutamente evidente perché per ragioni di ‘credibilità’ i momenti in cui ci troveremo a impugnare un’arma da fuoco non saranno quasi mai caratterizzati da decine e decine di nemici, ma tutt’al più quattro o cinque, e con così pochi nemici e un sistema così primitivo come quello impiegato per le sparatorie ogni scontro si risolverà nel giro di pochi secondi, senza bisogno di prestare particolari cautele: basta mirare bene, aprire il fuoco e tutti a casa.

Da quest’altro punto di vista l’originalità del gioco è invece minima: uno sforzo di innovazione sulla struttura di base sarebbe stato non solo gradito, ma necessario a dare a L.A. Noire la dignità di titolo a sé stante che, per altri versi, cerca in tutti i modi di avere.

Ecco perché il giudizio finale è una sorta di media tra i due opposti, che non mette in luce né la meritata unicità di questo titolo né lo azzoppa per la discutibile scelta di voler riproporre un modello trito e inadatto al caso specifico.

 
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