Homefront: il cupo futuro degli Stati Uniti d'America

Homefront: il cupo futuro degli Stati Uniti d'America

Recensione della versione PlayStation 3 di Homefront. Il nuovo sparatutto in prima persona di Kaos Studios offre uno scenario inedito e un multiplayer variegato basato sui veicoli.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
PlaystationSony
 

L’impianto ludico di Homefront

La campagna in single player di Homefront risulta drammaticamente corta: in circa 5 ore si arriverà ai titoli di coda. Davvero troppo poco per giustificare l’acquisto a prezzo pieno del gioco, se non si ha intenzione di cimentarsi con la sezione online del gioco.

In un contesto di battaglie serrate e di respiro limitato, spiccano in negativo l’IA dei NPC e la pesantezza degli eventi scriptati a cui assisteremo. In primo luogo il comportamento delle truppe coreane: teoricamente, saremmo al cospetto di un esercito professionale e addestratissimo. In realtà, avremo pattuglie di nemici che – a parte durante gli eventi scriptati – si riverseranno nelle ‘arene’ di scontro in modo quasi insensato.

Certo: solitamente sfrutteranno in modo elementare le coperture, ma non mancheranno momenti quasi comici. Non di rado, infatti, i soldati coreani si sovrapporranno tra loro – ostacolandosi reciprocamente ed esponendosi a ‘spettacolari’ possibilità di uccisioni simultanee -, oppure entreranno nelle zone di combattimento ‘in serie’ passando tutti dallo stesso ingresso, con il giocatore appostato e pronto a freddare un nemico dopo l’altro.

Pesante anche la presenza di eventi scriptati. In particolar modo è pressoché onnipresente la sensazione di dover abbattere un numero prefissato di nemici per poter ‘attivare’ una sequenza o ‘far arrivare’ il veicolo coreano che, abbattuto, consentirà di proseguire. Certo, in una produzione del 2011, la costanza di queste situazioni è davvero disarmante.

Come detto nella sezione dedicata al combattimento, la guerra di Homefront, anche se non presenta grandi innovazioni, è serrata e divertente. Il problema, però, sta nella quasi totale assenza di cambi di ritmo, durante tutto il (breve) gioco. Quello che voglio dire è che, tolte un paio di situazioni, quello che dovremo fare nel prodotto di Kaos Studios, sarà sempre la stessa cosa: combattimenti circoscritti e serrati contro nemici tutt’altro che irreprensibili. Il problema principale, nel gameplay di Homefornt, è dunque quello del ritmo, che risulta monocorde, privo di scossoni. Poche le variazioni sul tema ‘infiltrazione, rapido scontro a fuoco, fuga’. Ed è un peccato, soprattutto perché alcune di queste varianti sono davvero ben realizzate (su tutte il livello ai comandi di un elicottero e quello di infiltrazione nel campo base dei Survivalisti – una sorta di scheggia impazzita della società Usa post-invasione: dei sadici fuorilegge che, con il crollo delle istituzioni, hanno creato il proprio regno nel profondo sud degli Usa).

Anche l’IA dei nostri compagni contribuirà a rallentare il ritmo di gioco. Se nei combattimenti saranno utili quasi solo per attirare il fuoco nemico, quello che diverrà presto frustrante sarà la loro condotta tra uno scontro e l’altro. I loro tempi di reazione, infatti, saranno letargici e il giocatore li precederà sempre e abbondantemente. Il problema? Saranno sempre gli NPC a dover aprire porte o spostare ostacoli, per farci accedere alla sessione di lotta successiva. Snervante, a tratti.

A graziare il gamplay, però, ci pensano ancora una volta le armi. Gli strumenti di offesa di Homefront, infatti, sono davvero letali. Come non tutti i giochi sanno fare. Per cui, anche se i nemici raramente attueranno tattiche magistrali, basteranno pochi colpi per spedirvi al creatore. Come è giusto che sia. Armi da fuoco e granate sono sempre dannatamente efficaci e rendono Homefront una sfida adeguata e credibile praticamente in ogni livello di difficoltà, dal normale in su.

Da ultimo il comparto tecnico: i modelli dei personaggi sono decisamente datati e certamente non strapperanno nemmeno un momento di ammirazione. Molto meglio, come detto, per gli scenari che, anche se non vastissimi, risultano ben realizzati. Buono il comparto sonoro, con la punta d’eccellenza legata al rumore delle armi.

 
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