Gray Matter: Jane Jensen e il ritorno alle avventure grafiche

Gray Matter: Jane Jensen e il ritorno alle avventure grafiche

A dodici anni dal suo ultimo capolavoro, Jane Jensen torna finalmente con una nuova avventura grafica. Sono passati i tempi della Sierra e di Gabriel Knight, la splendida trilogia firmata proprio da Jensen negli anni ’90, e questo nuovo progetto cerca di mischiare l’antico e il nuovo proponendo un sistema di gioco ormai destinato solo agli appassionati a una nuova storia e dei nuovi personaggi.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
 

Introduzione

Niente più Gabriel e Grace, niente più Schattenjaeger: Gray Matter ci vedrà vestire i panni di Samantha Everett, una giovane illusionista americana sbarcata in Inghilterra alla ricerca del ‘Daedalus Club’, sede di un misterioso gruppo di prestigiatori nel quale Sam aspira ad entrare. Ma per uno scherzo del destino, anziché dirigersi a Londra come previsto, la ragazza finirà invece nei pressi di Oxford, nella tenuta dello schivo e discusso neurobiologo David Styles… e da lì ha inizio la storia.

Gray Matter è un’avventura grafica estremamente old school, sia nel gameplay sia nelle caratteristiche tecniche, che risultano comunque soddisfacenti se non si ha l’esigenza di giocare esclusivamente con titoli graficamente all’avanguardia. Forte di una buona narrazione, il gioco scivola però proprio dove non te lo aspetti, ovvero su ciò ha decretato storicamente il successo dei titoli scritti da Jane Jensen: la storia e la qualità degli enigmi.

Una vicenda più intimista ma in definitiva anche più limitata rispetto ai vecchi Gabriel Knight, e una estrema facilità di risoluzione di tutti i puzzle nel gioco rendono il tanto atteso nuovo gioco della Jensen un prodotto sicuramente godibile, ma fortemente permeato dalla classica sensazione di “occasione mancata” per il capolavoro.

 
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