Gray Matter: Jane Jensen e il ritorno alle avventure grafiche

Gray Matter: Jane Jensen e il ritorno alle avventure grafiche

A dodici anni dal suo ultimo capolavoro, Jane Jensen torna finalmente con una nuova avventura grafica. Sono passati i tempi della Sierra e di Gabriel Knight, la splendida trilogia firmata proprio da Jensen negli anni ’90, e questo nuovo progetto cerca di mischiare l’antico e il nuovo proponendo un sistema di gioco ormai destinato solo agli appassionati a una nuova storia e dei nuovi personaggi.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
 

Conclusioni

Anche se è davvero facile muovere critiche a Gray Matter, il nuovo gioco di Jane Jensen è un titolo che mi sento di consigliare agli appassionati di avventure grafiche.

Il suo vero punto debole è il grado di sfida sostanzialmente assente, che farà storcere il naso ai puristi e che va a incidere nettamente sulla longevità del gioco: nessuna difficoltà, nessun problema a finire l’avventura nel giro di due o tre giorni. Le carenze sul lato della storia invece sono superabili se si evitano pregiudizi e confronti con i Gabriel Knight, e la vicenda di Gray Matter è del resto raccontata abbastanza bene da meritare una chance senza dover subire per forza il peso dei suoi antenati sulle spalle.

Paradossalmente, sul piano tecnico il gioco esce più che bene nonostante i lunghi anni di lavorazione, il passaggio di mano da uno sviluppatore all’altro, il basso budget a disposizione e i costanti ritardi, lasciando il cerino della colpa in mano proprio alla Jensen, che avrebbe potuto mettere sfruttare gli ultimi anni per ampliare di più lo spettro della vicenda, colmare la sceneggiatura evitando buchi e debolezze strutturali e immaginando un sistema di gioco meno semplificato e più incentrato sul grado di sfida.

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