Gray Matter: Jane Jensen e il ritorno alle avventure grafiche

Gray Matter: Jane Jensen e il ritorno alle avventure grafiche

A dodici anni dal suo ultimo capolavoro, Jane Jensen torna finalmente con una nuova avventura grafica. Sono passati i tempi della Sierra e di Gabriel Knight, la splendida trilogia firmata proprio da Jensen negli anni ’90, e questo nuovo progetto cerca di mischiare l’antico e il nuovo proponendo un sistema di gioco ormai destinato solo agli appassionati a una nuova storia e dei nuovi personaggi.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
 

Abracadabra!

Come anticipato, la protagonista principale di Gray Matter è una giovane illusionista, Sam Everett. La passione di Sam per le carte e le bacchette magiche ha un impatto anche a livello di meccaniche di gioco, perché spesso avremo la possibilità di effettuare qualche trucchetto su altri personaggi, ad esempio per sottrarre un oggetto importante, o per allontanarli da una porta che stanno sorvegliando.

L’utilizzo dei trucchi magici è molto semplice: come per ogni altra cosa, quando potremo effettuare un trucco il cursore del gioco ce lo indicherà apertamente. A quel punto, cliccando, avremo accesso al manuale di magia di Sam, che elenca una serie di illusioni e “magie”, corredate da una descrizione e dalle istruzioni per metterle in pratica. Di volta in volta dovremo scegliere il trucco più adatto all’occasione (non c’è rischio di sbagliare, Sam ci avvertirà se la nostra scelta non è adeguata), e infine, da un menu apposito, impostare le azioni seguendo passo passo quello che dice il manuale. Voilà, pochi click e Samantha si farà beffe di qualche ignaro personaggio con la sua abilità.

L’idea è fondamentalmente carina e interessante, peccato che la sua applicazione di fatto danneggi il gameplay del gioco. Come si può facilmente intuire infatti, questo ricorso ai trucchi magici risulta in definitiva un artificio con cui bypassare fin troppo facilmente i puzzle più complessi e fantasiosi delle tipiche avventure grafiche.

In passato, se avevamo bisogno di rubare una chiave custodita gelosamente da una guardia, dovevamo fare una serie di sforzi di fantasia per capire come il gioco prevedeva che rubassimo questa chiave (distraendo la guardia? Convincendola a darcela tramite dialogo? Camuffandoci noi stessi? Usando qualche oggetto particolare? E così via), e una volta capito il sistema era comunque necessario metterlo in pratica, magari setacciando i luoghi di gioco alla ricerca di vari oggetti necessari.

In Gray Matter invece è sufficiente cliccare su un personaggio, seguire passo passo le istruzioni del manuale di magia e in un attimo il problema è risolto. La cosa più complicata che vi verrà chiesto di fare è una capatina al negozio di magia in centro ad Oxford per acquistare qualche componente necessario ai trucchi più elaborati. Insomma per quanto l’idea di fondo sia interessante, andava certamente sviluppata molto meglio, ad esempio rendendo meno esplicita l’interfaccia di utilizzo dei trucchi, o mettendo delle varianti ai trucchi del manuale per fare in modo che il giocatore debba ricorrere alla sua immaginazione e intelligenza al fine di risolvere i puzzle più complessi.

 
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