Deadly Premonition: Twin Peaks torna in sorprendente horror

Deadly Premonition: Twin Peaks torna in sorprendente horror

Deadly Premonition è un'avventura della software house giapponese Access Games che si rivela una grande e ben riuscita citazione del serial cult firmato David Lynch e Mark Frost, ovvero Twin Peaks.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
 

Il gioco

Quando dicevo all’inizio della recensione che Deadly Premonition è un gioco “sorprendente” mi riferivo anche alle sue meccaniche di gameplay. Il primo impatto con il gioco richiama molto da vicino i classici survival horror alla Silent Hill: corridoi stretti, creature da incubo che strisciano verso di noi muovendosi con le movenze inquietanti dei mostri di “Jacob’s Ladder”, poche armi a disposizione eccetera eccetera.

Tutto questo c’è ed è parte integrante del gioco, ma superando la fase iniziale ci si trova di fronte a una serie di sorprese davvero inaspettate per il genere di gioco. Intanto la natura freeroaming che permette di girare comodamente per la cittadina; in secondo luogo le sidequest, numerosissime, che permettono di familiarizzare con l’ambiente e con i personaggi e che tra l’altro sono scandite in base al passare del tempo (saranno, in pratica, disponibili solo in base all’ora del giorno e in base al capitolo raggiunto).

Non è tutto: nel gioco ci sono anche parecchi minigame, ad esempio le freccette (nell’apposito bar), o quello legato alla pesca (è possibile comprare una canna da pesca, vari tipi di esche, e provare a portare a riva non solo pesci ma anche oggetti bonus, armi e così via!). Ci sono minigame di corsa dove bisogna seguire il tracciato e arrivare a destinazione entro un certo lasso di tempo. Sono tutti elementi ‘di contorno’ ovviamente, che però danno longevità al gioco e aiutano in qualche modo a creare un vero e proprio distinguo tra la parte action, incentrata sul brivido, e la parte di investigazione dove emerge il lato più fantasioso e sinistramente divertente di Greenvale. Il tutto, ammesso sia il caso di sottolinearlo nuovamente, sempre in omaggio a Twin Peaks e al modo in cui nel celebre serial le stesse atmosfere venivano tracciate puntata dopo puntata.

Ci sono altri elementi particolari che incidono nel gioco: ad esempio nel corso dell’indagine York dovrà mangiare e dormire regolarmente, e persino badare alla propria igiene cambiando periodicamente i propri vestiti e mettendo a lavare quelli sporchi (pena il malus ‘agente sporco’!). Andando in giro per Greenvale inoltre sarà possibile ‘sbirciare’ dalle finestre di case o altri edifici, alla ricerca di qualche scena inaspettata per aggiungere sempre più pezzi al mosaico del mistero che dovremo risolvere.

A questo proposito vale la pena di citare uno dei difetti peggiori del gioco ovvero la mappa: orientarsi a Greenvale non è molto facile, specialmente all’inizio del gioco, e la mappa non solo non aiuta ma complica la vita perché oltre ad avere un zoom minimo troppo ravvicinato, ha la orribile tendenza a ruotare in base alla posizione del nostro personaggio. Io non so se davvero ci sia al mondo qualcuno che si trova bene con una mappa che ruota continuamente, ma considerando che l’utilità di una mappa è conoscere il nord e poi muoversi di conseguenza, una volta che il nord è segnato non solo è inutile che la mappa ruoti, è anzi proprio completamente disastroso per orientarsi. Il risultato di questa situazione è che i primi viaggi in giro per Greenvale saranno abbastanza complessi, ma fortunatamente dopo un po’ si tende ad abituarsi così tanto alla cittadina che si riesce spesso a guidare “a occhio”, senza nemmeno bisogno di controllare la mappa.

Tornando alla parte action, come dicevamo il suo funzionamento è sostanzialmente tutto un ‘già visto’ in altri giochi. In alcuni ambienti particolari, come l’ospedale, la segheria abbandonata eccetera, di punto in bianco avrà inizio la fase ‘incubo’ popolata dalle “ombre”, ovvero i nemici standard da affrontare. Per nascondersi da queste “ombre” sarà possibile, temporaneamente, trattenere il respiro, dato che a quanto pare è sufficiente ad accecare in qualche modo i nemici e permetterci, ad esempio, di scappare o trovare una posizione meno pericolosa da cui sparare. Uccidere le “ombre” non è particolarmente difficile, ma il sistema di mira e sparo non permette di aprire il fuoco e muoversi contemporaneamente (un po’ come in Resident Evil 5), e questo costringe il giocatore a mantenere un’elevata attenzione ai dintorni, per evitare di essere preso alle spalle mentre sta cercando di uccidere un’ombra in lontananza. Come se non bastasse, una volta che i mostri si saranno accorte di noi, tenderanno a muoversi molto rapidamente per attaccarci, sfruttando una sorta di piccolo ‘teletrasporto’ spettrale: è possibile fermarli sparando alla testa, ma ovviamente colpire la testa non è sempre facilissimo.

Di tanto in tanto il gioco prevede anche qualche breve sezione a quick-time event, e qualche momento ad alta tensione in cui (ad esempio) bisogna trovare nel giro di pochi secondi un nascondiglio per evitare di essere trovati e uccisi dal misterioso assassino spettrale. In generale, il livello di sfida comunque è piuttosto basso, anche grazie all’ampio arsenale a disposizione alla possibilità di ‘trattenere il respiro’ per rendersi invisibili ai nemici. Giocare Deadly Premonition in modalità ‘difficile’ è consigliabile, perché già così non presenta grandi difficoltà. Per gli appassionati degli achievement però, va fatto notare un problema: finendo il gioco in modalità ‘hard’ non si otterrà lo sblocco degli achievement per i livelli di difficoltà inferiori (easy e medium), per cui i fanatici degli achievement dovrebbero completare il gioco tre volte, ciascuna per livello di difficoltà.

 
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