I leggendari guardiani di Ga'Hoole volano in un videogioco

I leggendari guardiani di Ga'Hoole volano in un videogioco

Il Natale è ormai alle porte e Gamemag propone la recensione di un gioco che sarà amato soprattutto dai più piccoli. Tratto dall'omonimo film uscito in Italia il 29 ottobre.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
 

Introduzione

Devo ammettere che non sapevo di preciso cosa aspettarmi quando ho ricevuto una copia di “Il Regno di Ga’hoole: la leggenda dei Guardiani” (da qui in poi: il gioco dei Gufotti) da recensire.

Avevo sentito parlare brevemente del film di animazione da cui il gioco è tratto, principalmente perché si tratta di un esperimento nel mondo dell’animazione da parte del regista Zack Snyder (“300”, “Watchmen”), e in generale non ho molta fiducia nei tie-in, cioè i videogiochi tratti da opere cinematografiche, men che meno quando si basano su prodotti destinati ai più piccoli. Inoltre, ero un po’ perplesso all’idea di un videogioco in cui si veste i panni di un gufotto. Su che razza di meccaniche può basarsi un videogioco per bambini in cui il protagonista è un uccello notturno? Beh, forse era immaginabile e forse no, ma il gioco dei Gufotti è nientemeno che un simulatore di volo arcade.

Credeteci o meno, ma con le dovute differenze e proporzioni, il genere di giochi che più si avvicina a La leggende dei Guardiani è quello che vanta titoli come X-Wing, Wing Commander, Freespace, Starlancer.

C’è di più: è anche un gioco inaspettatamente ben realizzato, che ha come unici veri difetti una longevità davvero minima e un grado di difficoltà fondamentalmente inesistente. Il gioco dei Gufotti non è un capolavoro, e non sarà di certo il nuovo erede dei giochi di Holland & Kilham, ma può contare su una qualità non indifferente per un “banale” tie-in che sfrutta l’onda del successo cinematografico del momento, e su un’originalità e attenzione nel gameplay da parte degli sviluppatori assolutamente lodevole.

 
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