Fable III: la fragile epopea di un Regno

Fable III: la fragile epopea di un Regno

Lionhead Studios aggiorna nuovamente il suo classico gioco di ruolo, inserendo finalmente le caratteristiche che aveva promesso già in passato. È riuscita finalmente a creare un gioco con il sufficiente livello di complessità?

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
 

Conclusioni

Fable III è un grande gioco. La scalata al trono può essere un’avventura emozionante e la gestione del regno di Albion sa regalare vere soddisfazioni. Rispetto ai capitoli precedenti della saga, la trama è molto più interessante e matura. I personaggi sono più credibili e profondi: seguire la story line principale è decisamente interessante e piacevole. E coinvolgente.

Il mondo di gioco è meravigliosamente tratteggiato: l’ambiente british industriale, con vaghi echi steampunk, oltre a essere affascinante, è davvero realizzato bene. L’esplorazione di Albion sa regalare soddisfazioni in serie.

Ben fatto e approfondito è anche il comparto della gestione economica del Paese e delle nostre tasche. Limitate ma ben realizzate le possibilità di customizzazione del nostro look e dei nostri oggetti. Il gioco, poi, è potenzialmente enorme, pieno com’è di missioni secondarie e luoghi da scoprire.

Ma la rivoluzione ad Albion riesce solo a metà: per prima cosa, in teoria sarebbe possibile seguire una strada ‘malvagia’. Però tutto, oltre ad acquisire un sapore poco coerente con la trama, risulterebbe molto esagerato. Difatti, per essere malvagi, dovremmo compiere insensati abusi sui civili e prendere decisioni scorrette e disoneste al trono. Manca, insomma, una via di mezzo tra la correttezza e la malvagità gratuita. Una lacuna grave nella ricerca di una gestione libera e credibile della morale di Fable III.

Il gioco è molto, anzi, troppo facile. I combattimenti ci vedono carroarmati in mezzo a fanti impotenti. E poco intelligenti, visto che avranno scarsissime capacità di lotta e poca intelligenza nel coordinarsi e nell’inseguirci.

Una volta saliti al trono, vivremo in attesa che finisca il nostro primo anno di regno, quando Albion sarà alle prese con una sfida minacciosa. La preparazione a quell’evento verrà condotta attraverso ‘giornate da Re’, in cui saremo chiamati a prendere decisioni da arbitro e a compiere missioni d’azione e combattimento. Essere preparati alla sfida ‘finale’, a conti fatti, vorrà dire solo avere molti soldi nelle casse del regno. Gli introiti statali ci arriveranno attraverso le decisioni che prenderemo al trono. Ma potremo, in ogni momento, rimpinguare il tesoro dell’erario attraverso versamenti effettuati dal nostro patrimonio privato. C’è però uno stratagemma, legittimo e previsto dal gioco, che farà perdere ogni senso di sfida ed urgenza alla gestione del Regno. La ‘giornata di regno’, infatti, non si riterrà conclusa (cioè: il tempo sarà fermo) fin tanto che non avremo preso tutte le decisioni al trono e non avremo completato le missioni d’azione. Quindi, procrastinando le missioni attive, ‘bloccheremo lo scorrere del tempo’, facendo crescere a dismisura il nostro patrimonio personale. E divenendo così’ in grado di sanare il bilancio statale con facilità.

Così, per farla breve, al trono potremo continuare a prendere decisioni popolari ma non redditizie, avendo come ancora di salvataggio il nostro patrimonio privato.

Un passo indietro è stato effettuato sul fronte delle relazioni personali con in personaggi non giocanti: esse sono come sempre poco profonde, ma in più sono divenute limitate. Infatti si è persa la ruota su cui scegliere espressioni e azioni d’interazione. Di fatto, in ogni ‘discussione’, avremo a disposizione solo un’azione per ogni tipo di condotta. Quindi, per fare un esempio, se volessimo essere amichevoli con un soldato, potremmo essere costretti… a ballare con lui.

In definitiva l’avventura di Fable, nella propria terza incarnazione, vive il proprio capitolo più epico, dando concretezza alle azioni dell’eroe che dovrà salire al trono e gestire concretamente Albion. Un Albion che non è mai stata così ricca e profonda. Putroppo, l’enormità del gioco non mantiene quasi mai elevato il livello di sfida e non sempre adeguato il livello di interesse per le vicende secondarie rispetto alla trama.

Fable III va provato e va giocato senza porsi troppe domande. Per non rischiare di vivere una lunga cavalcata che alla fine potrebbe lasciarci con l’amaro in bocca.

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