NBA 2K11: il miglior titolo sportivo di sempre?

NBA 2K11: il miglior titolo sportivo di sempre?

In occasione dell'inizio della stagione dell'NBA, Gamemag offre la recensione dell'ultimo simulatore di 2K Games. Questa edizione è dedicata a Michael Jordan. Provata la versione XBox 360.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
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Palla a 2

Se tutto questo ‘spettacolo’ di contorno non fosse supportato da un’esperienza sul parquet all’altezza, si dovrebbe gridare allo scandalo. Fortunatamente non è così.

Anche le squadre e i loro componenti sono quanto di più vicino alla realtà si sia mai visto. Salvo che in rari casi, la realizzazione dei protagonisti dell’Nba è totale. E non sto parlando solo di corporatura e lineamenti. In Nba 2k11 tutti si muovono esattamente come farebbero nella realtà. Esempio lampante sono i tiri liberi, dove quasi ogni giocatore presenta il proprio stile. Unico. Ma, per estensione, ogni atleta si muove ‘alla propria maniera’ per cui se il centro dei (‘miei’) Portland Trail Blazers Greg Oden - nonostante sia poco più che ventenne - appare come un gigantesco anziano di colore, avremo invece un guizzante e instancabile Steve Nash. Ma tutti si muoveranno con le LORO animazioni caratteristiche. E’ qualcosa di unico. Inutile precisare come sua Maestà MJ si aggirerà per il campo con la ‘solita’ linguaccia ben in vista.

Questa fedeltà totale alla realtà si ritrova anche nell’approccio delle squadre alla partita. I playbook di ogni team sono quelli reali, ma non solo. E’ proprio l’atteggiamento al basket di ogni franchigia Nba a essere stato riprodotto con cura maniacale. E quindi se i Blazers, coerentemente, cercheranno di imporre il loro - lento - ritmo alla gara, i Celtics faranno di difesa e organizzazione i loro punti forti mentre i Lakers divideranno il loro estro offensivo tra il triangolo di Phil Jackson e il talento di Kobe Bryant. Questa precisione, da tempo marchio di fabbrica della serie, quest’anno arriva a livelli mai toccati, se è vero che - schierando nella medesima posizione giocatori dalle caratteristiche molto diverse – si otterranno sensibili modifiche agli schemi disponibili, ma sempre nel rispetto del playbook.

Alla prova del joypad – che poi è quella fondamentale -, ci si trova piacevolmente stupiti. Anche rispetto all’ultima versione del gioco. Da sempre, la serie cestistica di Visual Concepts si è contraddistinta per il suo estremo realismo e per il suo tatticismo. Nba 2k ha sempre lasciato poco spazio al puro spettacolo, rendendo ogni azione da pianificare con attenzione, per arrivare a canestro. Il sistema di palleggio, virata e dribbling denominato Isomotion, è sempre stato organizzato attraverso l’uso dello stick sinistro - lo stesso deputato al movimento – abbinato alla pressione dei grilletti dorsali del pad. Metodo semplice, ma non sempre intuitivo e, in molti capitoli precedenti, poco supportato da spiegazioni in-game. Molto è cambiato con 2k11: sarà sempre possibile richiamare un tutorial scritto delle principali evoluzioni dell’Isomotion, anche durante la partita e l’intero pacchetto finte risulterà molto più efficace e fluido che in passato. Questo si tradurrà in penetrazioni ed evoluzioni spettacolari meno rare e complesse. Si raggiungerà, una volta di più, un realismo – Nba assoluto.

Maggiore snellezza ed efficacia anche per gli schemi di gioco chiamati in-game: in molte occasioni essi prevederano giocate piuttosto intuitive, chiaramente leggibili. Ma soprattutto efficaci. Le partite allora, raggiungeranno realismo e godibilità mai sperimentate, negli ultimi complessissimi capitoli della serie. Intendiamoci: anche Nba 2k11 va studiato e lavorato con pazienza per poterlo capire e sfruttare appieno, visto che Isomotion, schemi e tiri effettuati con lo stick destro (soprattutto quando ci si trova sotto canerstro) richiedono applicazione e dedizione. Ma mai come quest’anno il risultato sarà garantito e sarà gratificante. Tutto, una volta imparato, funzionerà e davvero bene.

Volendo trovare un difetto alla parte ‘ludica’ di Nba 2k11, ci si può soffermare su una sorta di ‘disonestà’ dell’IA che, sempre attenta e performante, attraversa momenti di infallibilità che stonano con il complesso del gioco, così realistico. Capiterà, perciò, in determinati frangenti della partita, di essere alle prese con difensori avversari in grado di intuire e bloccare ogni passaggio, con attaccanti in grado di penetrare ogni difesa, capaci di far filtrare passaggi in ogni dove e mostruosamente efficaci nel catturare ogni rimbalzo. Questa ‘bravura’ della cpu, diviene uno sprone a non far mai calare l’attenzione sotto livelli di guardia. Ma resta un’occasionale esagerazione che in qualche modo infastidirà in più di un’occasione.

 
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