Medal of Honor: conflitto nella modernità

Medal of Honor: conflitto nella modernità

Dopo oltre tre anni dalla pubblicazione di Medal of Honor: Airborne, la saga di sparatutto prodotta da EA si arricchisce di un nuovo capitolo. A sottolineare il radicale distacco col passato, il fatto di non sottotitolare il gioco, chiamandolo semplicemente con il nome della saga. Medal of Honor, appunto. Provata la versione XBox 360.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
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Il multiplayer: DICE gioca al risparmio

Per la modalità multiplayer di MOH, EA si è affidata a Dice, il team autore di quello che a buon diritto può essere considerato il Re degli sparatutto in multiplayer di questa generazione di console e PC, Battlefield Bad Company 2. La mano del team svedese si sente, non appena si mette piede nell’arena virtuale. Ma non tutto sembra essere andato nel verso giusto.

In breve: il multiplayer di MOH sembra una via di mezzo tra quello di Modern Warfare 2 e quello di Bad Company 2. Le modalità di gioco sono le classiche di scuola Dice: dall’assalto, alla conquista di zone strategiche, passando per missioni più strutturate con obiettivi di attacco e difesa. Funzionano tutte alla grande, anche se non fanno gridare al miracolo e non portano nulla di nuovo.

Le arene -fondamentali per la buona riuscita delle modalità di gioco- sono di medie dimensioni e ben progettate. Consentono un’azione a ritmi elevati, che raramente divengono eccessivi e frustranti. Non sono tutte ispirate e le varianti cromatico/ambientali sono pochine. Ma fanno il loro dovere.

C’è un sistema di classi (fuciliere, operazioni speciali e cecchino) e un sistema di sblocchi (gadget, nuove armi, nuove componenti). Le classi, però, sono troppo poco differenziate tra loro per risultare davvero significative (di fatto cambiano le armi trasportate, non ci sono ‘poteri’ di cura o riparazione legati alla categoria impersonata) e il sistema di sblocchi e customizzazione dei kit è confuso e molto limitato. Buona, invece, l’idea di suddividere le armi sceglibili in base alla coalizione interpretata (no: niente Talebani con l’M16. A meno che non si abbia sbloccato il ‘potere’ speciale di usare le armi del nemico).

Manca quasi del tutto la pianificazione strategica di Bad Company 2: non si possono creare sottogruppi interni alla fazione e non si può scegliere il punto di respawn. In questo modo è pressoché impossibile coordinarsi con i compagni, anche qualora si fosse in chat con loro. Ben realizzata la feature di sblocchi di premi in-game: come avveniva in Modern Warfare 2, dopo una serie di uccisioni di fila, si ottengono bonus di squadra (scansioni uav, mortai, giubbotti antiproiettile per tutti…). A differenza del titolo di Infinity Ward, però, si tratta sempre di sblocchi non eccessivi e dall’impatto equilibrato.

In conclusione, il multiplayer di MOH è divertente e frenetico, anche se lascia la netta sensazione di essere un lavoro ‘parziale’. Un lavoro che i ragazzi di Dice avrebbero potuto rifinire molto meglio. Sembra quasi che il team svedese abbia lavorato con il freno a mano tirato… chissà, magari in vista di Battlefield Vietnam o Battefield 3.

 
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