Red Dead Redemption: l'ultima frontiera del free roaming

Red Dead Redemption: l'ultima frontiera del free roaming

Rockstar crea un indimenticabile mondo western e, al seguito di un pistolero in cerca di giustizia, ci catapulta nel più grande e vasto gioco sandbox di sempre (articolo e videoarticolo sono stati curati da redattori differenti, per cui le conclusioni divergono in alcuni punti Ndr).

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
 

Il mito di Red

Red Dead Revolver è stato uno dei titoli che ho maggiormente apprezzato nella scorsa generazione di console. Anzi: posso affermare che si tratti di uno dei miei titoli preferiti di sempre. Accantonato da Capcom, dopo le prime fasi di lavorazione, il progetto venne completato da Rockstar, che ci regalò uno shooter straordinario.

Grafica dettagliata e 'polverosa' quanto basta, personaggi carismatici e variegati (si giocava impersonando un character diverso a seconda del livello, e ciascuno con il suo stile unico), una storia interessante e coinvolgente e una giocabilità solida e innovativa (con un grande sistema di coperture, anni prima di qualsiasi Gears of War).

A completare il capolavoro, una colonna sonora d'eccezione (sublimata anche dal tema tratto da 'Lo chiamavano Trinità’), un filtro grafico che simulava la visione di una pellicola datata, un abbozzo di free roaming (tra una missione e l'altra, infatti, si poteva girare per la città di Brimstone, incrociando personaggi non giocanti e facendo compere) e da un multiplayer vario e gratificante (e anche senza online!).

L'annuncio di Red Dead Redemption, come si può capire, mi aveva assolutamente esaltato: non vedevo l'ora di tornare a cavalcare per le praterie, crivellando di colpi la feccia del West.

Oltre all'articolo che state leggendo, abbiamo realizzato il videoarticolo, che mostra le principali caratteristiche della struttura di gioco di Red Dead Redemption. Il videoarticolo è di Rosario Grasso.

[HWUVIDEO="671"]Red Dead Redemption: videoarticolo[/HWUVIDEO]

Certo, qualche dubbio c’era: Rockstar annunciò molto presto che Redemption non avrebbe proseguito a narrare le vicende di Red e soci e -soprattutto- i creatori di Gta dichiararono di voler rivoluzionare il genere dei free roaming, creando un'epica avventura western inserita in una 'frontiera' viva e pulsante. Non meno importante, poi, la decisione del team di San Diego di ambientare il gioco nel 1911, quando il Far-west cominciava a uscire dal mito, cedendo il passo alla civilizzazione imposta dal governo federale.

Tornare negli Usa, tornare a cavalcare per le praterie, anche se di un mondo 'western' decadente e in trasformazione, per il sottoscritto -'malato' di Stati Uniti, storia, country music, John Denver e Johnny Cash) possiede un fascino unico. La rinuncia al cast originale di Revolver, per quanto accolta con rammarico, é stata una scelta comprensibile: non sempre i seguiti si rivelano all’altezza dei loro predecessori e poi il progetto di Rockstar poco aveva a che fare con il mondo di Red.

Anche la scelta di ambientare l’avventura nel 1911 poteva essere condivisa: girovagare per un West al tramonto del proprio splendore avrebbe sicuramente proposto spunti interessanti e contraddizioni ancora più marcate. I veri dubbi, invece, riguardavano la modifica della tipologia di gioco: Revolver era stato uno shooter sontuoso e quello dello sparatutto sembra essere stato sempre l'approccio migliore per 'raccontare' (e giocare) il West. Il free roaming, ampiamente collaudato nelle città moderne, avrebbe retto 'l'urto' della frontiera? E Redemption avrebbe superato i ‘classici’ limiti dei sandbox, giochi con tantissime cose da fare, ma poche memorabili, con poche sfide impegnative e tanti ‘diversivi’ dotati di scarso interesse?

 
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