I migliori videogiochi del 2008: la parola ai lettori

I migliori videogiochi del 2008: la parola ai lettori

Un sondaggio sul nostro forum ha decretato i migliori titoli del 2008. Ne è venuta fuori così una classifica comprendente giochi per tutte le piattaforme di nuova generazione e per PC. Si procede dalla decima posizione fino alla prima.

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
 

3a posizione

Call of Duty: World at War

Produttore: Activision
Sviluppatore: Treyarch
Distributore: Activision
Piattaforme: XBox 360, PlayStation 3, PC, DS, PlayStation 2, Wii
Rilascio: novembre
Percentuale di voti conseguita: 8,83%

Entriamo nella parte calda della classifica, con il gradino più basso del podio conquistato dal quinto Call of Duty. Gli episodi dispari della serie sono curati da Treyarch e non dalla casa madre dei Call of Duty, ovvero Infinity Ward. Treyarch, d'altronde, conferma le ottime qualità che aveva dimostrato con lo sviluppo del terzo capitolo e, anche se si limita a ricalcare le orme di Infinity Ward, riesce a produrre titoli interessanti, godibili e ampiamente divertenti. È proprio così anche World at War che, lo ripetiamo, non propone nessuna novità di rilievo rispetto a Modern Warfare, ma che sa entusiasmare e coinvolgere all'interno del solito scenario militare a cui ci hanno abituati i giochi della serie Call of Duty.

Call of Duty: World at War è basato sulla tecnologia che sta alla base del riuscitissimo predecessore, Modern Warfare. Di primo impatto, quindi, ricorda fortemente il quarto episodio della serie. Le due principali novità rispetto al predecessore riguardano l'interazione con gli ambienti di gioco e la vastità degli scenari.

Il fuoco è un elemento molto importante nel gameplay di World at War. Tramite granate incendiarie e lanciafiamme, infatti, è possibile scatenare incendi bruciando gli alberi o l'erba secca. Tutto ciò influisce sul gameplay perché l'intelligenza artificiale reagisce alla nuova situazione di pericolo. Quanto agli scenari, il nuovo episodio della serie è molto più libero del predecessore (grande capolavoro, ma ben ancorato a una struttura bloccata sulla quale i giocatori potevano agire in maniera molto limitata), offrendo un mondo di gioco che a tratti condivide delle caratteristiche con gli sparatutto basati su mondo open-ended. Inoltre, Treyarch ha pensato di introdurre la possibilità di portare a compimento gli obiettivi in modi differenti.

Con World at War, Call of Duty torna nello scenario della seconda guerra mondiale. Il titolo perde la canonica numerazione, infatti il gioco si chiama semplicemente Call of Duty: World at War. L'ambientazione è quella dell'Oceano Pacifico e si segue anche parte dell'avanzata russa verso Berlino. I campi di battaglia sono quindi notevolmente più sporchi e neri di quelli a cui ci hanno abituati gli altri episodi della serie.

L'ambientazione giapponese incide anche sul gameplay e sull'intelligenza artificiale dei soldati nemici. Questi, infatti, seguono pratiche militari più feroci e decise rispetto a quelle dei soldati americani, britannici e russi visti nei precedenti capitoli. Adesso i soldati nemici, infatti, tendono ad organizzare imboscate e non esitano ad architettare tattiche kamikaze. Il gioco, pertanto, è mediamente più cruento e inquietante rispetto agli altri Call of Duty. Per il resto il gameplay resta fortemente improntato su quanto visto in Modern Warfare.

 
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