Killzone 2: PS3 mostra finalmente i muscoli

Killzone 2: PS3 mostra finalmente i muscoli

Dopo quattro anni di attesa arriva finalmente Killzone 2, la killer application numero uno per PlayStation 3, almeno dal punto di vista grafico. Diamo uno sguardo al mondo di Killzone, al suo gameplay e alle sue caratteristiche tecniche.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
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Gameplay

Shooter in soggettiva dal percorso lineare, Killzone 2 è caratterizzato da lunghi scontri in ‘arene’ circoscritte, piuttosto che da un costante percorso d’avanzamento. Questo –vista la perizia con cui è realizzato- contribuisce a dare quella credibilità di guerra che caratterizza l’intero titolo. A tratti, infatti, il gameplay di Killzone 2 acquisisce più credibilità di titoli esplicitamente ‘tattici’, come quelli delle saghe di Tom Clancy.

L’innovazione principale che Killzone 2 vantava era quella di aver creato un sistema di appoggio alle coperture protettive senza uscire dalla visuale in prima persona. Ora, questa ‘rivoluzione’ è solo parziale, perché il sistema funziona con intensità variabile. Il più delle volte la copertura non pregiudica la possibilità di guardare oltre all’ostacolo, anche senza esporsi. Inoltre, essendo il tasto deputato alla copertura lo stesso con cui ci si accovaccia, capiterà di bloccarsi dietro le protezioni anche in frangenti in cui si voleva solo sgattaiolare furtivi. La difficoltà –a livello massimo- sublima la sfida di Killzone: il gioco è pensato per essere sofferto. Giocarlo a livello massimo restituisce soddisfazioni forti, ogni volta che il manipolo di Helghast che ci sbarra la strada cadrà al suolo inanimato.

In mezzo (è proprio il caso di dirlo, visto l’insistenza sul concetto di immersione nel gioco) a tutti questi elementi convincenti, un grande freno al godimento totale dell’esperienza di Killzone 2 c’è. Ed è il sistema di controllo. Non esiste, anzitutto, una configurazione davvero funzionale. Quella originale propone, per attivare la mira, la pressione di R3. La mira, ovviamente, rimane costantemente attiva fino ad una seconda pressione di R3. Un sistema anacronistico e scomodo. E, pur smanettando tra tutti le possibilità offerte dai programmatori, non si trova una soluzione davvero precisa e agile.

Altro brutto colpo è quello assestato dalla scarsa precisione del sistema di mira. Il sottoscritto non ha mai armeggiato con la sensibilità dell’asse X e Y in nessuno degli shooter a cui ha giocato, ma con Killzone 2 non ha potuto evitarlo. Forse si tratta di un concorso di colpa tra la levetta analogica (troppo grossa!) del pad di PS3 e l’eccessivo nervosismo impresso dai programmatori ai movimenti di visuale, ma sta di fatto che mirare, in Killzone 2, è davvero molto difficile. A tratti snervante.

Intelligente, invece, l’implementazione del sensore del movimento del Sixaxis, utile per girare valvole e –soprattutto- per dare stabilità al fucile da cecchino, quando si prende la mira. Da ultimo, un appunto anche alla ‘telecamera’: in generale sembra che il campo visivo sia eccessivamente stretto. Non di rado, infatti, sarà complicato percepire con completezza quello che ci sta accadendo in torno.

 
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