Le bambine terribili di Rule of Rose – intervista ai distributori

Le bambine terribili di Rule of Rose – intervista ai distributori

Intervista esclusiva ai distributori del gioco che ha suscitato tante polemiche e collezionato censure in diversi paesi europei. Rule of Rose merita davvero un trattamento particolare o è vittima di una reazione esagerata? Vince realmente chi seppellisce la bambina?

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
 

Le polemiche

Se n’è parlato, forse non a lungo, ma di certo in modo incisivo. La sassata è partita da Panorama, il settimanale che a Rule of Rose ha dedicato, il 13 novembre, un articolo e una copertina, con il provocatorio titolo “Vince chi seppellisce la bambina”. Le accuse nei confronti del gioco, per Panorama, vertevano tutte su tre elementi: il sadismo, l’omosessualità e il fatto che oggetto di ambedue le cose fossero ragazzine (“Ogni scena è pervasa da sottintesi omosessuali e sadici a cui non si è preparati, visto che i protagonisti non sono adulti ma ragazzine”).

Rule of Rose

L’articolo, consultabile anche a questo indirizzo, ha fatto partire una serie di interventi, soprattutto politici, di chi per tutelare i “giovani” videogiocatori vorrebbe forme di controllo e censura indirizzate al mondo dei videogames. Dichiarazioni in questo senso sono arrivate dal sindaco di Roma Walter Veltroni, per il quale Rule of Rose “non deve entrare nelle case degli italiani”, in modo da tutelare i più giovani, “che già vivono in un’epoca difficile, nella quale la violenza è presente ogni giorno sui media.

I giovani dovrebbero essere protetti dalla violenza”. Il Ministro della Giustizia Clemente Mastella, dichiarandosi “indignato per il livello di efferatezza di questi giochi dati in mano ai bambini”, ha anche caldeggiato la nascita di un’authority nazionale che vigili preventivamente sulla distribuzione di questi prodotti, e a fargli eco si è schierata anche la presidente della Commissione parlamentare bicamerale per l’infanzia, Anna Serafini, che ha auspicato la nascita di un “codice unico e comunitario che detti a tutti i paesi europei le regole da seguire” in materia videoludica.

Dall’altro lato, non sono mancate le reazioni di chi è contrario a forme di censura: in particolare l’Aesvi, Associazione Editori Software Videoludico Italiana, attraverso il suo presidente Andrea Persegati, si è “rammaricato per i ripetuti attacchi pretestuosi, generici e immotivati di cui è oggetto l’industria videoludica da parte dei media italiani. Le critiche rivolte a un singolo prodotto – ha detto Persegati - non possono diventare il pretesto per screditare un intero comparto economico che, al contrario, si è caratterizzato in questi ultimi anni per una sempre maggiore attenzione alla qualità dei prodotti immessi nel mercato”. 

Rule of Rose

Per chi è appassionato di videogiochi, il vespaio attorno alla release di Rule of Rose non è certo una novità: casi simili si sono verificati in passato, su situazioni più o meno analoghe. Basta pensare alle critiche mosse a Grand Theft Auto per l’alto livello di violenza contenuto nel gioco, o, facendo un salto nel passato, si può ricordare il clamore che suscitò Phantasmagoria, avventura grafica horror della Sierra in cui la protagonista (per altro interpretata da un’attrice vera, era l’epoca dei cosiddetti film interattivi) subiva addirittura uno stupro. Il dibattito, insomma, tende sempre a ripresentarsi: finora l’unico dato reale, al di là delle prese di posizione, è che in Italia nessun videogioco ha mai subito provvedimenti di limitazione o blocco della distribuzione. 

 
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